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Il Presidente:
S.E. Mons. Salvatore Nunnari
Comitato promotore:
Prof. Luigi Intrieri
Don Salvatore Buccieri
Don Salvatore Bartucci
DON CARLO DE CARDONA (1871-1958)
1. Notizie biografiche
(di Luigi Intrieri)
[1] Nacque a Morano Calabro
(CS), ai piedi del Pollino, il 4 maggio 1871, secondo di sei figli di una
famiglia di medie condizioni economiche. La madre, Giovannina Ferraro, era una
donna di forti sentimenti religiosi. Lo zio Antonino, avvocato, aveva scritto
qualche articolo per la rivista "Calabria Cattolica" di Cassano Ionio.
Frequentò le scuole elementari a Morano e conseguì la licenza ginnasiale a
Castrovillari nell’ottobre del 1886. Passò poi nel Liceo " Bernardino Telesio"
di Cosenza, dove ebbe come docente lo scrittore cosentino Nicola Misasi e vi
conseguì la licenza liceale nell’ottobre del 1889[2].
Terminati gli studi liceali, Carlo De Cardona vinse la borsa di studio
"Pezzullo", conferita annualmente dall’Amministrazione provinciale di
Cosenza[3], e grazie a essa poté studiare a
Roma nel Collegio Romano della Pontificia Università Gregoriana, diretta dei
Gesuiti, dove conseguì la laurea in filosofia l'8 luglio 1891. A Roma ricevette
gli ordini minori dal card. Parocchi nei giorni 24 febbraio (tonsura), 5 marzo
(ostiariato e lettorato) e 1 aprile 1893 (esorcistato e accolitato). Il
suddiaconato, invece, gli fu conferito a Cosenza il 22 settembre 1894
dall’arcivescovo Sorgente[4] e l’ordinazione sacerdotale a Cassano
all’Ionio il 7 luglio 1895 dal vescovo, il cappuccino mons. Evangelista Di
Milia[5]. Nello stesso anno il fratello maggiore,
Nicola, fondava a Morano un circolo socialista composto da soli operai e
artigiani. Nicola si era laureato in giurisprudenza a Napoli, dove aveva
abbandonato la fede cattolica e aveva accolto il marxismo. Il fratello più
giovane, Ulisse, in seguito si laureò in medicina.
2. L'impegno a Cosenza
Subito dopo averlo
ordinato sacerdote, mons. Di Milia comunicò a don Carlo che l'arcivescovo di
Cosenza, mons. Camillo Sorgente, lo desiderava quale suo segretario particolare.
Don Carlo, aveva maturato il desiderio di entrare nella Compagnia di Gesù,
perciò esitò; ma poi accettò, pensando di trattenersi a Cosenza soltanto un
anno[6]. Molto probabilmente non era attratto da
un'attività che doveva sembrargli prevalentemente burocratica. In realtà, le
mire di mons. Sorgente erano ben diverse e, come il tempo mise in evidenza, gli
riservava un compito molto più importante e profondo.
Nel primo
anno di permanenza a Cosenza don Carlo costituì il Comitato diocesano dell'Opera
dei Congressi, che dal 1875 coordinava tutte le aggregazioni cattoliche italiane
del tempo. Costituì inoltre una congregazione di studenti intitolata a San
Luigi, il comitato parrocchiale della Cattedrale e di qualche altra parrocchia
della diocesi[7]. Tutti questi organismi aderirono al primo
congresso cattolico della Calabria[8], svoltosi a Reggio dal 13 al 16 ottobre
1896, e vi inviarono una delegazione comprendente l'arcivescovo Sorgente, don
Carlo e alcuni altri[9].
Il congresso di Reggio
Calabria era stato convocato dai Vescovi calabresi su precisa richiesta di papa
Leone XIII dall'arcivescovo Portanova (poi cardinale)[10]. In pratica si svolse
come un corso accelerato di formazione organizzativa, perché i responsabili
nazionali dell'Opera dei Congressi presentarono ai partecipanti tutte le sue
numerose opere religiose e sociali in essa organizzate[11].
Durante
gli studi nell'Università Gregoriana, don Carlo aveva conosciuto e studiato
l'enciclica Rerum novarum inviata da Leone XIII nel 1891, e ne aveva respirato
la spinta sociale, seguendo l'insegnamento dei Gesuiti che l'avevano preparata e
la diffondevano. Per questo motivo accolse l'invito rivolto ai partecipanti del
Convegno di Reggio e cominciò a impegnarsi anche nella costituzione di opere
sociali. Su suo impulso, infatti, nel 1897 fu costituita la Società operaia di
carità reciproca, con funzioni di mutua assistenza fra i lavoratori, e nel 1898
al suo interno sorse la Cassa cattolica operaia per esercitare il piccolissimo
credito fra i soci[12]. ontemporaneamente continuò, senza
interruzione, la costituzione delle organizzazioni religiose fondamentali.
Infatti, nel 1898 furono costituiti il circolo universitario "A. Manzoni" nella
Cattedrale, la sezione giovanile della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di
Paterno Calabro[13], il circolo giovanile operaio “San
Giuseppe” nel palazzo arcivescovile[14], la sezione catechistica di Vaccarizzo[15], la sezione
giovanile di Dipignano[16] e la congregazione mariana nella
cappella dei nobili della Cattedrale[17]. Il circolo universitario "Manzoni"
aderì all'Opera dei Congressi e alla F.U.C.I. (Federazione universitari
cattolici italiani) e per questo ricevette una lettera dal barone Luigi De
Matteis, vice presidente nazionale dell'Opera e incaricato per il Mezzogiorno
d'Italia[18].
La massoneria cosentina
si accorse della crescita delle organizzazioni cattoliche e iniziò a occuparsi
di don Carlo. Prima lo derise, ritenendo vani i suoi sforzi; quando poi si
accorse dei risultati positivi del suo impegno iniziò contro di lui una lotta
accanita, ma senza riuscire a fermarlo. Il sacerdote, infatti, saldamente
sostenuto dall'arcivescovo Sorgente, proseguì nella sua opera. Nello stesso anno
1898 fondò il quindicinale "La Voce cattolica", diretto nei primi mesi dal can.
Francesco Galli e da lui stesso dal gennaio successivo. Il giornale diventò ben
presto un prezioso strumento per diffondere fra il clero e il popolo la dottrina
sociale cattolica.
Nel marzo del 1901 ventisei soci, fra i quali
l'arcivescovo Sorgente, don Carlo De Cardona e altri quattro sacerdoti.
costituirono a Cosenza la Cooperativa cattolica di credito fra gli operai.
Tuttavia, nonostante il nome, fra i soci fondatori vi erano pochi artigiani e
contadini e la maggioranza era costituita da possidenti, professionisti e
commercianti, anche perché la quota sociale era alta.
Nel maggio
dello stesso anno don Carlo diede inizio alla fase più strettamente sociale
della sua opera. In quel mese lanciò dalla prima pagina de "La Voce cattolica"
un proclama per costituire la Lega del lavoro di Cosenza e nel mese successivo
la costituì effettivamente. La visione decardoniana era ampia e articolata. Per
favorire lo sviluppo della Calabria e l'elevazione delle classi sociali più
umili si proponeva di costituire un po' dovunque una Lega del lavoro come
istituzione centrale. Ad essa avrebbero dovuto essere affiancate tre tipi di
istituzioni cooperative di contadini e artigiani: una cassa rurale per liberarli
dall'usura, una cooperativa di consumo per ridurre i prezzi e alcune cooperative
di produzione e lavoro per promuovere l'occupazione.
Nel gennaio
dal 1902 costituì la Cassa rurale di depositi e prestiti cattolica di Cosenza,
nel 1904 la Cassa rurale cattolica di San Pietro in Guarano, nel 1905 le casse
rurali di Rende, Luzzi, Rose, Mendicino e così via, fino a raggiungere il numero
complessivo di 103 casse rurali costituite in provincia di Cosenza fino al 1927.
La casse rurali si diffusero anche nelle province di Catanzaro (60 casse) e di
Reggio (36). Il movimento reggino si sviluppò per impulso autonomo; nelle zone
del Crotonese e del Lametino, invece, operò l'influenza di don Carlo, che le
visitò varie volte.
Non tutte queste istituzioni creditizie
riuscirono a funzionare, tuttavia nel 1923 aderivano alla Cassa rurale
federative di Cosenza 90 casse rurali, di cui 78 in provincia di Cosenza e 12 in
quella di Catanzaro.
La diffusione delle altre istituzioni
cooperative fu molto più ridotta. Nello stesso periodo furono costituite nove
cooperative cattoliche di consumo, quattordici di produzione e lavoro, cinque di
mutuo soccorso e due miste[19]. Il disegno riuscì
bene nella fase iniziale. La cooperativa di lavoro di Cosenza nel 1908 costruì
una casa popolare di 24 appartamentini più il pianterreno, e li diede in vendita
o in fitto a lavoratori. La cooperativa di consumo mise a disposizione dei
contadini del concime a prezzo ridotto e collocò in Marsiglia una parte della
notevole produzione di fichi secchi della Valle del Crati. La cooperativa di
lavoro di San Pietro in Guarano costruì una centrale idroelettrica nel 1907 per
fornire energia al mulino sociale e al paese; nel 1913 l'impianto fu
ulteriormente potenziato e fornì l'energia a cinque comuni. Le casse rurali in
ogni caso liberarono i soci dall'usura[20]. Ma ben presto il loro sviluppo assorbì
tutte le energie di don Carlo e l'impegno verso gli altri tipi cooperative si
affievolì.
Su pressione dei soci della Lega l'impegno di don
Carlo si estese anche al campo amministrativo. Nel 1905 fu eletto consigliere
provinciale del collegio di San Pietro in Guarano, Castiglione Cosentino, Rose e
Luzzi, e fu rieletto senza interruzione fino al 1923. Nello stesso comune di San
Pietro la Lega conquistò la maggioranza del Consiglio e riuscì a dare un
contributo decisivo alla soluzione di una vertenza demaniale che si trascinava
da decenni,
Don Carlo insegnò per vari anni nel seminario di
Cosenza e riunì intorno a se un nutrito gruppo di giovani sacerdoti, fra i quali
emerse don Luigi Nicoletti. Questi fu eletto a sua volta consigliere provinciale
del collegio di San Giovanni in Fiore, e nel 1919 fondò a Cosenza il Partito
popolare, di cui fu segretario provinciale fino allo scioglimento nel '26. Dal
'35 al '38, come direttore del giornale diocesano "Parola di Vita", don Luigi
condusse un'intensa campagna contro il razzismo tedesco e contro l'introduzione
delle leggi razziali in Italia,. Per questo motivo alla fine del '38 fu
trasferito d'ufficio dal Liceo di Cosenza, dov'era titolare di lettere, al Liceo
di Galatina in provincia di Lecce.
La rete delle casse rurali si
ridusse fortemente negli anni '30 per l'effetto congiunto di due fenomeni: la
crisi economica mondiale, iniziata a New York nel 1929, e la legge del 1926, che
congelava per dieci anni i buoni del tesoro al fine di frenare l'inflazione.
Questa legge colpiva le Casse rurali. perché la Cassa federativa di Cosenza
aveva investito in essi 26 dei 38 milioni di depositi ricevuti dalla casse
federate. La crisi economica, giunta in provincia di Cosenza nel 1931, sparse il
panico fra i risparmiatori, che si precipitarono a chiedere il rimborso dei loro
depositi. La maggior parte delle Casse rurali era stata amministrata
correttamente, ma l'eccessiva richiesta di rimborsi costrinse la Federativa a
vendere in Borsa, sottocosto, i Buoni. Perdette nella vendita circa quattro
milioni di lire e fu la fine. Tentò di
salvarsi chiedendo un prestito alla Banca nazionale del lavoro, ma questa
chiedeva la garanzia dello Stato. Il Governo la rifiutò, perché non dimenticava
che le Casse rurali erano state la base del Partito popolare. E fu la fine. Se ne salvarono poche: solo nove della federate in provincia di Cosenza, Cittanova in provincia di Reggio e nessuna in provincia di
Catanzaro. Nel tentativo di addolcire la posizione del Governo, don Carlo aveva
lasciato il suo incarico nella Federativa e si era recato a Todi dal fratello
Ulisse, medico, ma non era servito a nulla. Ritornò poi a Cosenza a fine '40 e
nel '43 riprese l'attività culturale. Ma ormai era
vecchio e malato. Ritornò di nuovo a Todi e poi a Morano Calabro dove morì il 10
marzo 1958. Le Casse
rurali superstiti si sono oggi trasformate per legge in Banche di credito
cooperativo, o BCC, e hanno assunto questo nuovo nome. Attualmente tutte le casse rurali sopravvissute e quelle
risorte dal 1950 in poi si sono raggruppate nella Federazione calabrese delle
BCC. In questi ultimi anni, infine, è in atto un processo di fusioni tra di loro per meglio resistere al processo di globalizzazione e continuare a esercitare la loro funzione
di banche locali.
* SIGLE: LAV =
Il Lavoro VC = La
Voce cattolica UN =
L'Unione UN-LAV=
Unione Lavoro
[1] Su don Carlo De Cardona cfr. A.
GUARASCI, Carlo De Cardona e il movimento cattolico
a Cosenza (1898-1906), in Atti del 2° congresso storico calabrese,
Fiorentino, Napoli 1961, pp. 653-674; F. CASSIANI,
I contadini calabresi di Carlo De Cardona
(1898-1936), Cinque Lune, Roma 1976; S. & G. CAMERONI,
Movimento cattolico e contadino. Indagine su Carlo De Cardona, Jaca Book, Milano
1976; Sezione studi "Carlo De Cardona", Carlo De
Cardona sacerdote, pensatore, sociologo, politico
(Tavola rotonda 3 aprile 1975), Cosenza 1977 (La data indicata per la tavola
rotonda è errata, perché si svolse nel 1976); F.
ALIMENA, Dalla Democrazia cristiana alla Democrazia cristiana, Orizzonti
Meridionali, Cosenza 1988; L. INTRIERI, Don Carlo
De Cardona e il movimento delle casse rurali in
Calabria, Effesette, Cosenza 1985; ID., La crisi delle casse rurali e i rapporti di mons.
Roberto Nogara con don Carlo De Cardona e don L. Nicoletti, "Rivista storica calabrese", 1986, n. 1/4,
gennaio-dicembre, pp. 325-342; ID., La fine di una forma d'intervento nel
sociale: la crisi della Cassa rurale federativa di Cosenza, in MEIC (a
cura), L'episcopato di mons. Roberto Nogara
(1935-1940), (Atti del convegno di studio, 3-4 gennaio 1986), Marra, Rovito (CS) 1988; ID., Lo sviluppo della Calabria nel
pensiero e nell'opera di don Carlo De Cardona, in
P. FALCO (a cura), Cultura e società nella Calabria del Novecento, (Atti
del convegno di studio promosso dalla rivista “Periferia”, 11-14 aprile 1988),
Periferia, Cosenza 1989, pp. 171-179; ID., La liquidazione della Banca
dell’agricoltura di Cosenza e la vicenda di don Carlo De Cardona nel carteggio di mons. Roberto Nogara (1934-1939), “Rivista di scienze religiose”, IV
(1990), n. 1, pp. 163-207; ID., La crisi delle casse rurali nei documenti
dell’Archivio storico della Succursale di Cosenza della Banca d’Italia
(1933-1939), “Bollettino dell’Archivio per la storia del movimento sociale
cattolico in Italia”, XXV (1990), n. 1, pp. 3-35; ID.
(a cura), Un passato sempre vivo. Gli articoli di don Carlo
De Cardona, Fasano editore, Cosenza 1991; ID.
(a cura), Un passato sempre vivo. Gli articoli di don Carlo De
Cardona, vol. II, Fasano
editore, Cosenza 1992; ID., De Cardona Carlo, in SINODO DIOCESANO 1994, Nella vigna
del Signore, Progetto 2000, Cosenza 1994, pp. 32-34; ID, Don Carlo De
Cardona, Società Editrice Internazionale, Torino
1996, pp. 327. Cfr. inoltre
P. BORZOMATI, Aspetti religiosi e storia del movimento cattolico in Calabria
(1860-1919), Cinque Lune, Roma 1967; ID., Aspetti e momenti di storia
della Chiesa in Calabria nel Novecento, "Rivista storica calabrese", a. I, nn.1-2, 1980, pp. 79-112 (in
particolare la nota 44, pp. 87-88, e la nota 57, pp. 90-92); ID.,De Cardona Carlo, in F. TRANIELLO
e G. CAMPANINI (dirr.), Dizionario storico del
movimento cattolico in Italia, vol. II, Marietti,
Casale Monferrato 1982, pp. 153-157; L. INTRIERI, I
periodici cattolici cosentini e l'esperienza decardoniana, in La stampa cattolica in provincia di
Reggio Calabria dall'Unità al secondo dopoguerra, (Atti del convegno di
studio in onore di Maria Mariotti, Reggio Calabria
8-20 settembre 1987), Reggio Calabria 1990, pp. 177-210; L. INTRIERI (a cura), La cooperazione in Calabria dal
1883 al 1950 (Atti convegno di studio
organizzato dalla Fondazione Guarasci, Cosenza
7.5.1988), Pellegrini, Cosenza 1990 (contiene i saggi di P. BORZOMATI,
Riflessi del cooperativismo nella Calabria del l'800 e del '900. Aspetti e
momenti, pp. 5-8; E. CANNIZZARO, La cooperazione in provincia di Cosenza
(1883-1950), pp. 9-44; F. TORCHIA, La
cooperazione nei distretti di Vibo e Nicastro, pp. 45-95; F.
MILITO, La cooperazione nel Catanzarese e nel Crotonese, pp. 97-124; R. LIBERTI, Il cooperativismo
nella Piana di Gioia Tauro dal 1883 al 1950, pp.
125-183; F. MAGGIONI SESTI, La cooperazione a
Reggio Calabria dal 1880 al 1950, pp. 185-246; L.
INTRIERI, La cooperazione di credito in Calabria, pp. 247-262); ID., Casse rurali e fascismo, in M. CHIODO (a cura),
Geografia e forme del dissenso sociale in Italia durante il fascismo
(1928-1934), (Atti convegno di studio organizzato dall’Istituto calabrese
per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea, Acri 12-13 maggio
1989), Pellegrini, Cosenza, 1990, pp. 63-76; S. MELUSO - L. BONANNO, Il movimento cattolico a Cosenza, Res
Novae, Cosenza 1991. Per una
ricostruzione storica di tutte le vicende del movimento cattolico cosentino cfr. L. INTRIERI, Azione cattolica a Cosenza )1867-1995),
AVE, Roma 1997, pp. 354.
[2] Archivio del Liceo classico “B.
Telesio” di Cosenza.
[3] Comunicazione orale della nipote,
sig.ra Maria De Cardona. La borsa di studio “Pezzullo”
ammontava a L. 50 mensili e di essa aveva goduto anche il fratello Nicola (Legato
Pezzullo, “La Lotta”, 1889, n. 49, 29.12, p. 1).
[4] Camillo
Sorgente (1823, Salerno - 1911, Cosenza) era arcivescovo di Cosenza dal
1874. Su di lui cfr. L. BONANNO, Sorgente Camillo,
in Dizionario storico del movimento cattolico, vol. III-2, pp.
813-814.
[5].Archivio della diocesi di Cassano Ionio, Liber
ordinatorum, foll. 72,
76 e 78.
[6] Carte De Cardona: quaderno n. 10, annotazione del 7 luglio 1936 e
quaderno n. 29, annotazione del 7 luglio
1939.
[7] Per Dipignano, che fu il primo dei comitati parrocchiali, cfr. Nostre corrispondenze, VC, 1898, n. 12,
7.8, p. 3; per Grimaldi, che nel
novembre del 1896 lamentava di non aver ricevuto risposta alle lettere inviate
al comitato diocesano di Cosenza: ASD.CS, 4.5
.Ist. rel., fasc. 2.1 Opera dei Congressi,
lettera del 28.11.1896; per Paterno: Movimento cattolico, VC, 1898, n. 2,
29.5, p. 4.
[8] Atti del
I. congresso cattolico della regione calabra
(Reggio Calabria, 13-16 ottobre 1896), Tip.
Morello, Reggio Calabria 1897, p. 38. La presidenza onoraria del congresso venne affidata a mons. Gennaro Portanova, arcivescovo di Reggio Calabria e la presidenza
effettiva al barone Luigi De Matteis di Napoli, vice
presidente nazionale dell'Opera dei Congressi (Ibid., p. 10). Sul Portanova (1845, Napoli - 1908, Reggio Calabria), poi
insignito della porpora cardinalizia, cfr. M.
MARIOTTI, Portanova Gennaro, in
Dizionario storico del movimento cattolico, cit., vol. III-2, pp. 681-682; sul
De Matteis (1850, Napoli - 1934, Trieste) cfr. A. CESTARO, De Matteis
Luigi, in Dizionario storico del movimento cattolico, cit., vol. II, pp.
178-181.
[9] Al Congresso
cattolico a Reggio, "L'Avanguardia", 1896, n. 41, 19.10, p.
3.
[10]Atti del I.
congresso cattolico, cit.,
pp. 97-114.
[11] Atti del
I. congresso cattolico ,
cit.
[12] La Cassa cattolica operaia,
VC, 1899, n. 5, 30.1, p. 3.
[13] Movimento cattolico, VC,
1898, n. 2, 29.5, pp. 3-4.
[14] A volo d'uccello, VC, 1898,
n. 7, 3.7, p. 2.
[15] Nostre corrispondenze, VC,
1898, n. 7, 3.7, p. 3.
[16]Nostre
corrispondenze, VC,
1898, n. 12, 7.8, p. 3.
[17] Cosenza, VC, 1898, n. 25,
6.11, p. 4; Cosenza, VC, 1898, n. 27, 21.11, p.
4.
[18] Lettera al Circolo A. Manzoni, VC, 1898, n. 1, 17.5, p.
4.
[19] Ercolino CANNIZZARO,
La cooperazione in provincia di Cosenza 1883-1950, in L. INTRIERI (a cura), La cooperazione in Calabria dal
1883 al 1950, Atti convegno di studio (Cosenza7
maggio 1988), Pellegrini editore, Cosenza, 1990, pp.
9-44.
[20] Co-o-operative, LAV, 1907, n. 35, 28.9, pp.
1-2; (Casa popolare, LAV, 1908, n. 14, 4.4, p. 3); Le case e gli
operai, LAV, 1908, 21.11, n. 33, p. 1 ecc.
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