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Ufficio Pastorale per i Problemi Sociali ed il Lavoro di Cosenza
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Lavoro
Coordinatore
Sig. Sergio Principe



I MINI SINODI
Lettera indizione mini-sinodi - redatta dal Padre Arcivescovo

Al Clero Diocesano
Ai componenti la Curia Diocesana
Alle Parrocchie, Rettorie dell’Arcidiocesi
Alle Comunità Religiose maschili e femminili
Alle Associazioni, Aggregazioni laicali
Confraternite, Gruppi, Movimenti ecc.
A tutti gli Operatori Pastorali dei vari ambiti
Alle famiglie ed ai Giovani

Indizione dei Mini Sinodi Diocesani
1) Vi scrivo con animo convintamente fiducioso e pastoralmente responsabile relativamente aimini sinodi diocesani che celebreremo nell’anno 2002. Vi sono allegati, da parte del Vicariato per la Pastorale, anche gli aspetti organizzativi. 

2) Noi abbiamo celebrato un Sinodo che dovrebbe rimanere come una pietra miliare nel “camminare insieme” della nostra Arcidiocesi. Il suddetto Sinodo  ha sottolineato questi punti: il primato dello spirituale, l’esigenza della formazione del clero e degli operatori pastorali, la valenza ineludibile della Parola e di una autentica liturgia, la continua edificazione delle nostre comunità, una spiritualità di comunione, uno stile di gratuità, di povertà, una attenzione particolare ai giovani ed una apertura alla famiglia, missionaria al mondo per una autentica promozione ed una liberazione ed elevazione cristiana del mondo della cultura, del lavoro, della politica, dei mass-media ecc.

3) I mini sinodi non si pongono né a complemento né in alternativa ad esso. Intendono, invece, essere una grande ed intensa convocazione ecclesiale episodica di tutta la nostra Chiesa, all’inizio del terzo millennio, sulla linea tracciata per il decennio in corso dall’episcopato italiano su questo tema: quale Chiesa in un mondo che cambia? 

4) I mini sinodi - riassuntivamente - tendono quindi, ad un serio esame di coscienza – ad un discernimento comunitario e ad una conversione -con scelte nuove, puntuali, maturate in convinta corresponsabilità.

5) Intendo offrire alcuni spunti di impostazione. Il Concilio Vaticano II ha inteso essere ed è stato il Concilio della Chiesa in un mondo in trasformazione. Così l’ha intuito il Beato Papa Giovanni XXIII e così è stato. Le trasformazioni del nostro tempo sono connotate come celeri, globali, profonde. C’è evidente un’accellerazione della storia, una tendenza globalizzante a livello mondiale, tanto che si parla di “villaggio globale”. Ma quello che ci interessa particolarmente è l’incidenza di ciò, per influsso e concomitanza, a dei sconvolgenti processi culturali. E’ cambiato l’ethos comportamentale del nostro popolo.

6) Guardando -in lumine fidei – la cultura della modernità e della post-modernità possiamo riassuntivamente cogliere alcuni processi evolutivi ed alcune pericolose involuzioni. In positivo c’è l’accentuazione più che giusta del “razionale” per uscire dal “magico”, il bisogno di una fede non solo sociologica, tradizionale ma “personale” con risvolti esistenziali, l’istanza alla solidarietà, l’attenzione ai poveri, agli emarginati, per quelli che siamo soliti chiamare “ultimi”, un rispetto del creato, dell’ambiente, una pressione ecologica, l’istanza di giustizia sociale integrale, il forte richiamo della pace, il dialogo ecumenico, interreligioso, interculturale.
In negativo emerge, invece, una seria crisi metafisica – cioè di agganci a punti certi, al Trascendente.
Un livellamento di tutte le espressioni religiose, per cui non c’è attenzione alla originalità e specificità della “fede cristiana”. Tutte le religioni si dice sono uguali.
Un marcato soggettivismo in fronte a criteri oggettivi, al dato rivelato, alla incidenza della fede nel sociale per cui Dio, se c’è, Cristo, se c’è, sono un opinione. Dio deve rimanere ininfluente nell’organizzazione culturale, sociale, politica. Tutto si chiude nel soggetto. Sul resto impera l’uomo che si definisce laico, ma che invece è “laicista”. Tiene,cioè, solo ciò che è osservabile, razionale ed il resto, anche la rivelazione che ha fondamenti razionali è nella categoria del non incidente, anzi del non esprimibile.
C’è libertà senza misura, perché è scardinata dalla verità. C’è crescita di cultura scientifica, tecnologica, storica, in parte anche filosofica  ma c’è diffusamente  un analfabetismo sul “dato rivelato”, su  Gesù, rivelazione di Dio ed unico salvatore.
La Chiesa è guardata solamente nei risvolti socio-politici e raramente nel suo “mistero” di “sacramento” universale di salvezza integrale.
Impera un relativismo etico sul piano della sessualità, dell’economia, delle scelte politiche e così via.
E’ diffusa una crisi della famiglia, non solo della sua sacrametalità ma anche della sua  naturalità, c’è disorientamento nei giovani.
L’eros ha preso il sopravvento sul logos.


C’è, per i suddetti scardinamenti o vuoti di valori, una pseudo-cultura “ludica” fondata sulle emozioni, sul precario, sul divertimento, sull’apparire.
La cultura delle immagini ha scavalcato quella del profondo.

 

7) Tuttavia questa totale, diffusa crisi fa soffrire, all’uomo contemporaneo, un disagio d’insoddisfazione che ha nostalgia di valori, e perché no, del Dio vivo e vero che è stato rivelato in Gesù. C’è anche un ritorno al sacro, al religioso, non sempre nella fede. C’è bisogno, in altre  parole di appoggi ma non sempre di coerenza di scelte.

 8) E la nostra Chiesa come si situa in questa realtà, nel suo habitat, dove si nota una “modernità” senza culturalizzazione e senza sviluppo? Regge ancora, il tipo di pietà popolare che esprimiamo, il nostro tradizionalismo religioso? Quale è in  questo contesto di “transito” epocale, la nostra evangelizzazione, in specie la nostra predicazione? Siamo attrezzati culturalmente e pedagogicamente per incontrare l’uomo di oggi? Quale pedagogia abbiamo per gli adolescenti, prime vittime  di questo dissesto valoriale? Ed i giovani?Quale pastorale c’è per la famiglia? Per la cultura?

Sono non poche domande che dobbiamo proporci. 

9) Ne pongo tre, sulle quali  dobbiamo interrogarci e rispondere:
Dove Dio si sta manifestando, oggi, in questo momento storico, culturale, epocale?
E' nella nostra terra?
La nostra Chiesa, su tutto il suo essere ed esprimersi dona risposte, oggi? Quali?
E’ adeguata alle attese, ai linguaggi del nostro tempo?

 
Quali scelte, eventualmente, dobbiamo fare? Quale pastorale impostare, su quali priorità?
10) Come vedete dallo schema, abbiamo pensato a dodici ambiti: clero, vita consacrata, operatori pastorali, curia, organismi di partecipazione, parrocchie, zone – settori – unità pastorali, famiglia, pastorale sociale, cultura e comunicazione, ecumenismo e dialogo interreligioso, giovani. Quanti parteciperanno ai mini sinodi di ogni ambito (come  da schema organizzativo) saranno soggetti che risponderanno alla domande con riflessione profonda, ampia ed attenta, anzitutto per loro stessi e poi per tutta la nostra Chiesa particolare. Noi ben sappiamo, secondo la felice intuizione di San Pier Damiani che “la Chiesa di Gesù è una in tutti e tutta nei singoli membri”. Si tenderà a maturare delle scelte. 

11) Tutto il lavoro sarà registrato e sarà un esame di coscienza storico e situazionale e con un serio discernimento comunitario tenderà ad una conversione pastorale. Tutte le scelte, le proposte saranno poi raccolte, organizzate e puntualizzate nel convegno di settembre. Come pure, introduttivamente ci saranno dei giorni di raduno generale con la presenza di esperti   per una valida impostazione.

12) Vi è detto, nel foglio allegato chi parteciperà, il calendario, il luogo e la segreteria di ogni ambito.

 13) I mini sinodi non presumono di essere una panacea, ma non per questo si possono snobbare.

Sono un’occasione di grazia. Il Signore interpella la nostra Chiesa. Abbiamo il dovere di una risposta facendoci interrogare dallo Spirito e dalla storia.  La Vergine Maria ci raccolga unanimi, oranti e sereni, ma generosi. I nostri Santi patroni intercedano per noi e ci guardino dal cielo  i Santi della “ Chiesa di Cosenza-Bisignano. Siamo trovati desti e vigilanti, fedeli a Dio ed al tempo in cui viviamo che per noi è “luogo teologico” e spazio di risposta.

+ Giuseppe Agostino
Arcivescovo
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