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Ufficio Pastorale per i Problemi Sociali ed il Lavoro di Cosenza
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Don Salvatore Buccieri
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Piazza A. G. Parrasio 16
87100 Cosenza
Tel. +39 0984 687773
News

Lavoro
Coordinatore
Sig. Sergio Principe



Schede
Pane spezzato, lavoro per tutti.
(Mc 6, 30-44)

1. Il fatto
Quante volte nella vita ci siamo chiesti: “Ce la farò a realizzare il mio sogno? Riuscirò nella vita? Sarò capace di compiere bene la mia parte?....”.
Oppure ci siamo lamentati di non aver a disposizione tanti mezzi. Ci capita di dire: “il paese è piccolo.... la gente ha una mentalità ristretta....non mi capisce, non ci riesco...sono troppo limitato...”!
Con queste scuse o queste giustificazioni non combiniamo nulla.
E la vita scorre insignificante. Ci manca il coraggio di cambiare.
Restiamo così in panchina, il tempo passa, gli anni corrono e le occasioni di lavoro e di realizzazione sfumano sempre più.
Ecco, tutte queste domande si concentrano attorno ad una questione: “sono un calcolatore impaurito oppure un giovane di coraggio che sa rischiare?”.

2. Il testo
Eccoti allora un brano di vangelo, molto chiaro e bello. Leggilo prima con attenzione, insieme ai tuoi amici di gruppo. Poi fermati un attimo in riflessione personale. Se hai una matita, sottolinea le frasi che ti hanno colpito.
Poi....ci torneremo sopra insieme. Intanto leggi:
Gli apostoli si riunirono intorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Ed egli disse loro: “venite in disparte in un luogo solitario e riposatevi un po’”. Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare.
Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: “Questo luogo è solitario ed è ormai tardi; congedali perciò, in modo che andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare”.
Ma egli rispose: “Voi stessi date loro da mangiare”.
Gli dissero: “Dobbiamo andare noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?”. Ma egli replicò loro: “Quanti pani avete? Andate a vedere”. E accertatisi, riferirono: “Cinque pani e due pesci”.
Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di cinquanta. Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i panie li dava ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono e si sfamarono, e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini”.
(Mc 6, 30-44)

3. La spiegazione
Questo episodio è raccontato da tutti e quattro gli evangelisti: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Ciascuno con sfumature diverse, ma con lo stesso messaggio di speranza. Vuol dire che è un brano importante.
Gli apostoli stanchi: Il brano inizia con un episodio interessante. Gli apostoli (qui è l’unica volta che Marco li chiama così!) sono appena rientrati da una missione importante. Sono stanchi, hanno lavorato molto, hanno incontrato tanta gente. Hanno dovuto risolvere molti problemi. Gesù li guarda negli occhi e si accorge di questa loro fatica. Per questo li invita: “Venite con me, voi soltanto. Andremo in un posto tranquillo e vi riposerete un po’.
È bello vedere che anche gli apostoli e Gesù stesso erano come noi. Anch’essi hanno bisogno di un po’ di riposo. Di lasciare tutto ed uscire dalla noia quotidiana. Un po’ di ferie, un giorno di malattia, un momento di relax...
Insomma, quello che desideriamo anche noi...Gesù lo sa bene.
La folla: Ma in questo viaggio verso un posticino tranquillo, ecco che entra in scena la gente, la folla, desiderosa di poter ascoltare Gesù. Ha sete di lui, lo cerca, lo vuole. Per poterlo seguire, dimentica ogni altro problema, come la stanchezza, il tempo perso, la stessa fame.
Ed è così anche oggi: se hai un forte ideale nella vita, non c’è stanchezza che tenga. Per seguire una squadra, i tifosi affrontano notti in treno, pioggia e sole, fame e stanchezza.
La potenza di un ideale!
Ma qui, l’ideale non è una partita o una squadra. È il Cristo Gesù. Perché la gente si accorge che quell’uomo è diverso da tutti. Parla come nessun altro sa fare, ti guarda negli occhi, ti scruta, ti ama. E ti dona certe risposte che illuminano tutta una vita.
È Lui, è Gesù!
Per questo, la folla intuisce la meta della “gita” di Gesù con i suoi amici apostoli. E lo precede. Come abbia fatto, non lo sappiamo. Qualche scorciatoia, una strada più breve....insomma, è già lì al momento in cui Gesù sbarca.
Il cuore di Gesù: Ed ora la telecamera si sposta dall’animo appassionato della gente al cuore stesso di Gesù. Marco vi legge dentro e lo descrive così: “...Si commosse per loro perché erano come pecore senza pastore...”.
La commozione di Gesù non è un fatto emotivo, è qualcosa di molto profondo, è - dice letteralmente il testo greco - un fremito delle viscere, un coinvolgimento interiore che lo rende partecipe dei dolori, dei desideri, dei bisogni dell’altro, così da sentirli nella sua carne. Sembra che Gesù non tenga conto della fatica dei discepoli, è la folla che lo commuove, “perché sono come pecore senza pastore”.
Gesù Pastore: La figura del pastore è significativa in tutta la tradizione biblica, perché è l’immagine di colui che è capace di sacrificare la propria vita per il bene delle pecore. Fare il pastore non è un lavoro come tanti altri, lo sappiamo... è una vita intera spesa per le pecore! Un giorno ho incontrato un anziano pastore della Sardegna, venuto a lavorare sulle nostre colline di Calabria. Mi guardava stupito, come vescovo, e sentiva che il suo lavoro era un po’ come il mio. Pastore era lui, pastore ero io. Di due greggi diversi, naturalmente, ma con lo stesso cuore. Per fare il pastore non basta fare un mestiere. Bisogna imparare un’arte. Occorre occhio, passione, fremito. Altrimenti si resta “pecorai”. “Pecorai si nasce, pastori si diventa”, amava ripetere.
Gesù non è un pecoraio, un mercenario, ma un vero pastore. Un “buon pastore” - dice San Giovanni nel suo Vangelo (cfr. Gv 10). Solo Lui può guidarci verso la vita, perché lui è ” via, verità e vita” (cfr. Gv 14, 6).
Gesù Maestro: Ma non è solo pastore che vigila. Perché di fronte a quella gente che lo segue da giorni, la prima cosa che fa per loro non è sfamarli, ma formarli: “si mise ad insegnare loro molte cose”. Gesù è pastore ed è maestro. Per capire meglio il desiderio di Dio che hanno queste persone, il desiderio di essere sfamati da una Parola forte e potente, possiamo ricordare un bel salmo: “Apro anelante la bocca, perché desidero i tuoi comandamenti” (Sal 118, 131). È l’immagine dei pulcini che desiderano con bramosia il cibo dal becco della madre; è l’immagine del lattante che desidera succhiare il latte...
Lo stile di Gesù va ben capito. Sa che nella vita non basta il cibo. Non bastano i soldi per fare la felicità. Occorrono...certo... ma quanta gente ha tante cose ed è triste, infelice. Quello che occorre di più è la forza delle motivazioni e il vigore di una buona formazione. Gesù forma i suoi amici. Li plasma. Parla, spiega, capisce, dialoga. Li motiva, li prepara.
È quello che occorre anche oggi, nel mondo del lavoro. Non basta solo “fare, produrre”. Occorre fermarsi, dialogare tra di noi, capire, spiegare. Occorre soprattutto formarsi e formare. Perdere tempo per la qualità della vita.
Questo significa dire che Gesù è Pastore e Maestro: sa guidare, capire ma anche formare ed esigere. Perché punta in alto.
Mettiti anche tu alla sua scuola. Ascoltane la Parola di vita. Apri il tuo cuore a Lui...
“Si fa tardi”... Gesù dunque parla alla gente, la nutre con la sua Parola, guarisce coloro che sono infermi, come dicono gli altri evangelisti ( cfr. Mt 14, 14; Lc 9, 11).
Ma “ormai si è fatto tardi”. L’evangelista Luca sottolinea che “il giorno ormai declina”, con un’espressione che ritroviamo in un altro brano famoso, quello dei discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35). Anche lì, quando tutto volge al termine, quando il giorno sta per finire, Gesù sfama i suoi.
Il giorno che declina è simbolo della morte, dell’impotenza ad agire (dobbiamo ricordarci che l’invenzione della luce elettrica ha veramente rivoluzionato il mondo, mutando i ritmi vitali e biologici, ma allora non era così!). È tardi! Inoltre il luogo è “deserto”, lontano, fuori mano.
La notte mentre fa affiorare il senso della morte, evidenzia una situazione che, in un deserto, diventa insostenibile! Marco insiste su questo punto: lì non c’è nulla, non si può far nulla per questa gente. Arrivano le tenebre e la cosa migliore per salvare la situazione prima che precipiti, è “congedare le folle”.
Di fronte ai problemi, la scelta più facile è quella di mandar via la gente. Di dire: “Torni lunedì... ripassi... vedremo”. Cioè congedare la gente.
È la logica dei discepoli, in questa fase. Hanno avuto da Gesù un forte insegnamento. Ma di fronte al buio che sta per arrivare, guardando tutta quella gente, si lasciano prendere dalla paura. E non vogliono affrontare loro il problema. Che ci pensino gli altri.
Sono le stesse nostre risposte di fronte a tante situazioni, difficili.
Le risposte di Gesù: I dodici sono preoccupati, ma Gesù li invita ad un dono ulteriore di sé: “Voi stessi date da mangiare a questa gente”.
Come dire: il cibo per questa gente siete voi, la vostra vita donata! Cercate dentro di voi le risorse... I discepoli invece fanno i calcoli, hanno stabilito un bilancio della spesa... basteranno duecento denari di pane per sfamare questa gente? Se pensiamo che un denaro equivaleva alla paga giornaliera di un operaio ben pagato, la somma indicata dai discepoli è una cifra grossa, quasi lo stipendio di un anno. E poi come fare a trovare il pane in un deserto? E come trasportarlo?
Tutto sembra dirci che siamo di fronte a una situazione irrisolvibile. Non c’è niente da fare! Eppure Gesù li provoca: “Date loro voi stessi da mangiare”.
Gesù insiste. Non si rassegna alla logica del calcolo, non si ferma a quello che si vede o appare. Li invita a scoprire che c’è una piccola risorsa: “cinque pani e due pesci”, ma cos’è questo per tanta gente? L’evangelista Giovanni ci dice che è stato un ragazzo a mettere a disposizione il suo spuntino! Tutto è così insignificante, eppure così prezioso! Questi cinque pani e due pesci sono già una totalità (è questo il significato biblico del numero sette), un piccolo dono capace di sfamare una moltitudine!
Il segreto del brano è tutto qui. Dopo aver guidato come pastore e formato come maestro, Gesù scava nel cuore della gente e la invita ad utilizzare bene i talenti e le risorse che vi si trovano. Ogni giovane ha dentro di sé un tesoro con mille talenti. Ed ogni territorio possiede infinite risorse di natura, arte, cultura, storia, lavoro....bisogna crederci!
Per questo, tutto il racconto converge verso quel momento, culmine di tutto l’episodio. Gesù fa sedere tutti a gruppi sull’erba verde. Ci sembra di immaginare come delle aiuole di uomini; quel deserto è diventato giardino, quella folla anonima e indistinta è un popolo!
È la presenza di Gesù che ordina e orienta la vita dell’uomo, la fa fiorire! C’è ancora un riferimento al salmo 22: “Su pascoli erbosi mi fa riposare”. Ed ecco Gesù prende i pani e i pesci, prende il frutto del nostro lavoro, prende ciò che abbiamo messo a disposizione - non importa se il pane è un po’ indurito... prende ciò che gli abbiamo offerto, alza gli occhi al cielo e pronunzia la benedizione. Com’è importante questo passaggio! Noi riconosciamo in questi gesti ciò che viviamo nell’Eucaristia; è un appello a rendere concreto, reale, ad attualizzare nella nostra esistenza, ciò che viviamo nel sacramento. Quell’eucarestia che raccoglie tutte le nostre povertà e le nostre lacrime e le trasforma in dono, le fa speranza.
Ringraziare, anche del poco che si ha, è un atteggiamento di riconciliazione, un’accettazione serena e non rassegnata della vita. Comporta un’assunzione piena di coraggio e non fatalista della realtà. Il Signore interviene, ma non senza di noi:
“Voi stessi date loro da mangiare”.
In quel piccolo dono, Gesù riconosce la presenza di Dio nella storia; questo è ringraziare. Non solo, ma compie un gesto ancor più paradossale: spezza il pane. Il pane messo a disposizione è talmente poco che basterebbe forse per una persona, eppure Gesù lo spezza, come se il dono rivelasse la sua potenza nel rendersi ancora più piccolo. Quel poco pane, quel poco pesce, condivisi, bastano per tutti, saziano tutti e c’è una raccolta di resti ancora più abbondante del cibo che si aveva all’inizio, quasi a significare che il Signore continuerà a farsi presente nella storia, nella nostra storia.
“Ora, se Dio veste l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai di più per voi, gente di poca fede?” (cfr. Mt 6, 30). È un invito concreto alla fiducia.
Ciò che il Signore moltiplica è ciò che noi abbiamo condiviso, è l’amore. Noi non siamo chiamati a donare “cose” ma “amore”. In questo gesto di condivisione noi scopriamo che chi ha dato, ha donato non il superfluo, ma il necessario, “quanto aveva per vivere” (cfr. Mc 12, 41-44).
Siamo chiamati ad un atto di fede straordinaria: non teniamoci stretti quel poco che abbiamo, temendo di perderlo (cfr. parabola dei talenti Mt 25,14 - 30), ma apriamo le mani, prendiamo quello che abbiamo - anche se ci sembra poco e insignificante - e mettiamolo in comune, offriamolo, condividiamolo. È la cooperazione, è il lavoro condiviso, perché sia gioia per tutti.
Imparare a condividere il tempo, le risorse, i doni, l’intelligenza, la volontà... senza gelosia o arrivismo, questo fa vivere, questo moltiplica il bene, perché la condivisione è amore e ciò che ci fa vivere è l’amore, non il mangiare o il possedere le cose.
È questa la strada aperta da Gesù. A noi seguirlo!

4. è vero che…
- Non ti sei mai fermato a guardare lo stile di Gesù? Perché Lui sa ascoltare, commuoversi? Perché insegna e difende, sa valorizzare tutto quel poco che gli diamo, alza gli occhi al cielo e ringrazia, spezza e condivide...
Tu, sei un pastore od un pecoraio...?
- Sei un giovane aperto, coraggioso, pronto a dare, capace di mettere insieme con gli altri i doni ricevuti? Sai cooperare insieme per un progetto più grande di te?
Sei preoccupato, arrivista? Ti fidi degli altri?
- Sai apprezzare i doni che Dio ha messo nel tuo cuore? E sai stimare i talenti altrui? Sai valorizzare le risorse che sono presenti nella nostra terra di Calabria (arte, cultura, lavoro, mare, monti, storia, tradizioni popolari...)?
- Chiediti: “Mi fido di Dio? Prego, perché Lui faccia quello che io non so fare? Credo nella Provvidenza? Partecipo all’Eucarestia domenicale, dove si spezza il pane per tutti?”.

5. Impegni da prendere
1. Valorizza fino in fondo quello che tu hai nel cuore. Non essere invidioso, non cercare fuori di te la soluzione ai tuoi problemi. Fidati di te e di Dio, che sempre provvede, oltre le nostre forze.
2. Impara a ringraziare. Sempre. Anche delle piccole cose, dei doni quotidiani. Valorizza quel poco che hai o che sei. Ma devi metterlo insieme. Collabora, coopera, unisci le tue forze.
3. Stima e valorizza anche l’operato degli altri. I doni condivisi si moltiplicano. E la cooperativa cammina, l’azienda produce, il paese si fa bello, la famiglia cresce. Il mondo diventa un giardino, con l’erba verde come le colline della Galilea quando arriva Gesù.
4. Non trascurare mai la formazione. Non essere un praticone. Prima di agire, rifletti sempre. Prega e pensa. Formati e forma gli altri. E ricorda: le grandi iniziative reggono, se ci sono motivazioni forti!

6. Preghiamo insieme
Salmo 23
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male,
perché tu sei con me, Signore.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.


Schede
Ecco i titoli delle schede che compongono il sussidio di Mons. Bregantini.

  1. Il giardino da custodire (Gen 2,1-20)
  2. Dalla gelosia che uccide al perdono che salva (Gen. 37-45)
  3. Spigolare con tenacia e dignità (Rut)
  4. Contro la prepotenza, parole di fuoco (1 Re 21)
  5. Il fascino di una bottega artigiana (Mc 6, 3 e Lc 2, 51-52)
  6. Maria alla fontana... (Lc 1, 26-38)
  7. Camminare a testa alta, liberi dal male ( Lc 13, 10-17)
  8. Pane spezzato, lavoro per tutti (Mc 6, 30-44)
  9. Ho lavorato con queste mie mani (At 20-34)
  10. Il tuo sogno si realizza (Ap. 21, 1-8)


Sussidi dei giovani lavoratori
Le mani del giovane
Il cuore di Cristo

  • Presentazione
  • Prefazione
  • Introduzione: "C'era una volta una chiave d'oro..."
  • Schede 1-10
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