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Ufficio Pastorale per i Problemi Sociali ed il Lavoro di Cosenza
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Lavoro
Coordinatore
Sig. Sergio Principe



Schede
Maria alla fontana
(Lc 1, 26-38)

1. - Il fatto
Ha sempre un fascino osservare le donne che, ancora, in certi paesi della nostra Italia, vanno alla fontana, con la brocca in testa. Si vede un pezzo di mondo simile a quello in cui è vissuto Gesù e Maria. Un po’ come tornare a Nazaret.
Dedichiamo questa riflessione, questa “lectio”, proprio alle ragazze che come Maria a Nazaret oggi vivono in casa, lavorano tutto il giorno in aiuto alla famiglia, si “sacrificano” talvolta per gli altri fratelli e sorelle. E vanno alla fontana del paese... o al mercato o in farmacia.
A loro vogliamo dire un “grazie” cordiale e leale. Perché custodiscono la casa, tengono accesa la speranza, danno la vita per gli altri. Un impegno duro, poco capito, talora ignorato e svalutato. Eppure prezioso. Per questo fa bene guardare a Maria di Nazaret. La sua storia commuove e stupisce, sempre, pur avendola spesso ascoltata.

2. - Il testo
“C’era dunque una volta...”: le storie cominciano sempre così. Anche questa, con la figura dolce e forte di una ragazza, sulle strade di Nazaret. Una ragazza come tante, di nome Maria, un nome molto comune, ma bello. Significa “principessa” nella lingua aramaica, la lingua che si parlava allora sulle colline della Galilea.
Nel cuore, Maria conserva due amori: un amore pulito e grande per Giuseppe, suo fidanzato e un amore per Dio, di cui si sentiva innamorata e “serva”, cioè vicina, fedele, gioiosa. Aveva nel cuore un forte desiderio di servire Dio, anche se non sapeva ancora come lo avrebbe realizzato. Aveva imparato ad ascoltarne la parola nella sinagoga del paese, a capirne i messaggi attraverso la storia di dolore e di gioia del suo popolo, a guardare con occhi di stupore gli avvenimenti che la circondavano.
Aveva un cuore aperto all’agire di Dio in lei. Era una ragazza di grande ascolto.
E Dio le manifestò veramente il suo progetto... Leggi Luca 1, 26-38. Un giorno, sulla sua strada, le inviò un angelo per dirle ciò che aveva pensato proprio per lei. Le chiedeva di diventare Madre, ma una madre particolare, con il suo grembo aperto alla presenza diretta e immensa dello Spirito Santo. Avrebbe dato alla luce un figlio, il cui padre non sarebbe stato Giuseppe, ma Dio stesso. Figlio di Dio, appunto.
Si incrociano così due sogni: quello di Maria, di dedicarsi pienamente al servizio di Dio e quello di Dio, che le chiede di diventare Madre.
Due strade, che si intrecciano proprio nel cuore stesso di questa ragazza, nel cuore di Maria.
Maria perciò chiede, si interroga, si fa pensosa: “Come è possibile - dice - io ho un segreto desiderio di dedicarmi tutta al Signore? Potrò mai diventare madre?”.
E L’angelo le spiega che tutto avverrà secondo un piano divino, più grande di lei.
Allora, illuminata dall’angelo, nel cuore di questa ragazza sgorga una promessa di fede, immensa: “Sì - dice all’angelo - sono disposta ad accogliere il progetto di Dio su di me, sarò madre come il Signore vuole, sono la serva del Signore, si faccia di me come tu hai detto”.
L’amica di Maria. Come ogni ragazza, anche Maria aveva delle amiche. Nel suo paese di Nazaret ma anche fuori. In particolare, era molto legata ad una cugina, più anziana di lei, una parente affettuosa e saggia. Ma sfortunata, perché non aveva figli ed era avanti negli anni. Suo marito era un uomo di grande rettitudine morale, di nome Zaccaria, ma timido e impacciato. Gente buona e pia. Vivevano lontano, sulle colline della Giudea, ad oltre un centinaio di chilometri da Nazaret.
Eppure, proprio di loro si ricorda il Signore. Li visita, nonostante l’incredulità di Zaccaria. Ed Elisabetta finalmente resta incinta. Grande gioia, ma custodita nel cuore. E’ già al sesto mese, quando Maria riceve l’angelo. Sì, “perché nulla è impossibile a Dio”, nemmeno il poter dare una figlio ad una donna anziana. Nulla è impossibile...!
Ebbene, che fa Maria, non appena sente che nel suo seno è iniziata una nuova creatura? A chi può confidare un segreto così immenso? A chi poter aprire il suo cuore?
Nessuno a Nazaret la capirebbe. Nemmeno Giuseppe, perché non hanno avuto rapporti coniugali tra loro.
Quel segreto pesa tremendamente nel cuore di Maria. “Solo Elisabetta - pensa - potrà capirmi, è un segno per me, anch’essa ha vissuto momenti di solitudine e di tristezza... a lei chiederò un consiglio preciso...e poi, è anziana, ha bisogno di una mano...!.”
Ed eccola in viaggio (Lc 1, 39-45). Lungo, forse anche duro, per le complicazioni dei primi giorni di gravidanza. Arriva e porta subito pace e gioia. Un sorriso in quella casa di anziani. E sgorga un dialogo, un discernimento. Perché è spesso difficile per tutti, anche per Maria, capire il piano del Signore. Come lo è per noi, oggi.
Elisabetta la ascolta, la guarda nel suo sorriso velato da intima preoccupazione sul domani. Dialoga con quella ragazza più giovane, ma grande nei sogni. E con voce limpida la tranquillizza: “Beata, beata te, perché hai creduto nelle parole de Signore, perché ti sei fidata di Dio...e Dio non ti lascerà mai sola!”.
E Maria si sente rassicurata da quella voce amica. Quella donna anziana, che legge nel cuore, le dona pace. Affronterà la sua gravidanza con fiducia e coraggio.
Non solo. Ma starà accanto a lei, donna anziana, per aiutarla nel momento delicato del parto di un bel bambino, di nome Giovanni. Al discernimento interiore sul proprio futuro, Maria unisce così un periodo di volontariato presso questa cugina.
Al presepe. Il grembo di Maria si riempie di vita. Dio svelerà anche a Giuseppe la ragione di quel grembo. E rassicurerà il suo cuore inquieto. Giuseppe obbedisce e si prende cura di lei e del piccolo che nasce. Si fa garante, custode, amico leale e rispettoso, sposo fedele e affettuoso.
Sulle colline di Betlemme nasce questo fiore. I profeti l’avevano previsto. Ma è il censimento, cui tutti sono costretti, a far spostare Maria da Nazaret a Betlemme, la terra dei padri. Un nuovo viaggio, sofferto e tribolato, perché la gravidanza è avanzata e la folla numerosa. Troppi, come in certi treni a Natale. Non sai dove trovare un buco (Lc 2, 1-20).
Così Gesù nasce tra le braccia di questa giovane sposa. “Non c’era posto per loro nell’albergo”, cioè in luoghi comodi. Nasce in una stalla, in un sottoscala, in un “buco”. Ma la tenerezza di questa Mamma è immensa, quando “lo avvolge di fasce e lo depone in una mangiatoia”. Povero, ma accolto con amore. Povero ma non solo. Gli sono vicini i pastori, gli umili della terra, gente dimenticata dagli uomini ma grandi agli occhi di Dio. Essi sono i primi ad andare e aiutare Maria e Giuseppe e ad adorare il Bambino Gesù.
Il resto della storia è noto. Eccone i tratti essenziali... I gesti di Maria sono gli stessi di ogni mamma: avvolge Gesù di fasce, lo allatta, lo cura, lo vede crescere, lo osserva con tenerezza e si chiede nel cuore che sarà mai di quel ragazzo, vivace ed intelligente.
Lo difende da Erode, simbolo di ogni male che si scarica sui ragazzi e sui giovani: la disoccupazione, la violenza, la mafia, la solitudine, l’anoressia, la fatica ad essere capiti, la tensione, la paura del futuro. Erode rappresenta tutto questo. Maria difende il suo piccolo contro questi pericoli. Una vicinanza che si fa sicurezza (Mt 2, 1-18).
Poi ha tenerezza materna quando questo ragazzo, come ognuno di noi, si fa grande e deve scegliere il suo futuro. E’ arrivato alla maturità, che allora iniziava a 12 anni. Qui Gesù “farà di testa sua”, cioè saprà scegliere da solo, dopo tre giorni di “esercizi spirituali” nel tempio di Gerusalemme. Maria e Giuseppe ne restano “angosciati”, lo cercano trepidanti e finalmente lo trovano. Ma si accorgono che ormai questo figlio “non appartiene” più solo a loro, come papà e mamma. Ma appartiene soprattutto e primariamente “a Dio, suo Padre”. Maria vi resta male, ma capisce e soprattutto custodisce nel cuore il mistero di quel figlio. Come oggi, sa cogliere il mistero della tua vita e sa capirne i desideri intimi, racchiusi nel tuo cuore... (Lc 2, 41-52)
A Cana anche Maria è invitata ad una festa di nozze. Una bella festa. Ma ad un certo punto manca il vino. La prima che si accorge di quel problema, la prima a provvedere è proprio Maria, che strappa a Gesù il primo miracolo. Un segno che ci fa cogliere lo stile di questa mamma: la premura, l’attenzione, la cortesia. E rilancia anche per noi la stessa esperienza: accorgersi del disagio degli altri, osservarne il volto triste, essere attenti alle esigenze dei nostri amici ed amiche. Nulla di più nobile di un cuore premuroso, disinteressato, aperto. Capace di risolvere i problemi e non solo pronto a lamentarsi o a accusare... (Gv 2, 1-12)
Ed ecco, il vertice di tutto: Maria è vicina a Gesù soprattutto sotto la Croce. Lo ha sempre amato, seguito, accompagnato. Ma è soprattutto lì che lei è veramente “Madre”. Addolorata e piangente, ma dignitosa e forte: “Stava lì sotto la croce...”. Stava. Non fuggiva, non lasciava, non indietreggiava. Ma c’era, gracile e forte, come ogni mamma accanto al letto di dolore di un figlio.
Lei c’era. Altri, i suoi amici più cari e più forti, erano fuggiti o l’avevano rinnegato e tradito.
Maria è sempre accanto ad ogni figlio che geme sotto il peso della vita.
È sempre accanto a noi, in ogni ora del giorno, ma soprattutto nei momenti di dolore. (cfr. Gv 19, 25-27)

3. La spiegazione
Un sogno nel cassetto. Maria è un modello di obbedienza. Che non significa schiavitù, ma la gioia di sentire che la vita non è a caso, non è vuota, ma è pensata da Qualcuno. Dove la gioia sta nell’accogliere e servire tale progetto.
Maria di Nazaret non è diversa da te, ragazza o giovane sposa. Ha le tue stesse paure di fronte alla maternità, fugge nel buio per scappare da Erode e sente il cuore trepidare. Intuisce che una spada le trapasserà l’anima. Si impolvera alla bottega o si infanga alla fontana di Nazaret. È mamma trepidante ed angosciata per le scelte del figlio “in età difficile”. È ai piedi della Croce...
Ciò che la fa grande non sono le cose grandi che ella fa, ma le “cose grandi che Dio ha fatto in Lei, perché Lei ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.
Dio non si serve mai dei potenti per realizzare i suoi piani. Ma sempre della gente comune, semplice, che tribola nella vita. Quante case anche oggi sono sobrie ed essenziali, povere. Ma dentro vi scopri la gioia. Non cose, ma amore. Dove si sta bene insieme, ci si perdona, si accoglie un figlio non programmato, si aiuta chi è solo.
Maria è grande nella fede. E questo la rende grande nell’amore, nella solidarietà, nel suo lavoro di casalinga, nel suo compito di mamma. Sempre.
Perché è la fede nella forza di Dio che ci rende forti. Ed è la certezza della sua “misericordia” che ci rende misericordiosi e provvedenti.

4. – è vero che...
§ Anche tu, credo, conservi nel tuo cuore di ragazza o di giovane un segreto progetto. Un sogno nel cassetto. Qual’è il tuo sogno? Come senti la tua vita? La progetti o la subisci?
La vita infatti ha due sbocchi: o è sentita come un dono che contiene una chiamata, cui dare una risposta. Allora la vita si fa vocazione.
Oppure la vita è sentita come peso, come destino. La vivi nella noia, che è il nemico mortale della vita. O nella paura, che ti chiude le finestre del domani.
E tu, la vita, come la senti? Come la vivi? E’ destino o vocazione?
Vuoi un segno, un esempio concreto di verifica? Eccolo: quando ti alzi, hai il sorriso sulle labbra? E quando ti addormenti, ti raccogli con un progetto per il giorno dopo?
§ La storia di Maria presenta uno stile di vita di fronte alle grandi scelte: chiedere sempre un parere e aiutare l’altro nel volontariato. Sono le chiavi che aprono ogni porta: umiltà e servizio.
E tu, hai un’amica leale e profonda? Sai a chi confidare un segreto, a chi chiedere un consiglio? Lo fai o ti fidi solo di te stessa? Hai un prete che stimi e che ti confessa?
Fai opere di volontariato? Doni il tuo tempo agli altri?
E ricorda questo: tra due strade davanti a te, una difficile in salita ed una facile in discesa, non scegliere mai quella troppo facile. Potresti sbagliarti. Scegli quella in salita, difficile, dura. Vedrai che sarà quella giusta.
§ Quello di Maria è lo stile della vera amicizia: condividere l’agonia, prendere posizione, stare dalla parte dei perdenti, difendere i deboli, versare di tasca propria un prestito per spezzare le inique catene della usura, dare un prezioso consiglio al momento giusto...
E così tu sarai amica vera accanto a chi soffre, se impari da Maria di Nazaret a non volgere le spalle ma a restare, gratuitamente e fedelmente, presso chi fa fatica nel cammino della vita.

5. - Impegni da prendere
1. Guardare a Maria è un invito a valorizzare la nostra esistenza quotidiana a riconoscere la presenza e la chiamata del Signore nelle vicende normali della nostra vita.
Il primo impegno che dobbiamo assumerci è proprio quello di imparare ad apprezzarci riconoscendo le cose importanti della vita e librandoci dalla tentazione dell’apparenza. Noi siamo importanti agli occhi di Dio. Non c’è esistenza umana, non c’è persona che non sia stimata profondamente da Lui e che non rientri da protagonista nel suo progetto d’amore. Dio continua a Guardare “all’umiltà della sua serva” ancora oggi. E noi a cosa guardiamo?
2. Troppe volte coltiviamo nel nostro cuore aspettative che finiscono per ingannarci e deluderci, perché non rispondono alla nostra sete profonda di realizzazione e di felicità. Cerchiamo altrove il significato profondo della nostra esistenza e dimentichiamo le cose grandi che Dio ancora oggi opera nella nostra vita. Maria ci insegna a non disertare la storia, ma ad assumerla con responsabilità e coraggio. Siamo orgogliosi della nostra vita e della nostra condizione o ci lasciamo prendere dallo scoraggiamento e dal senso di inferiorità?
3. Accettare la nostra vita come dono, riconoscere la chiamata del Signore non significa rassegnarci al nostro destino o alle difficoltà che incontriamo. Valorizzare la nostra condizione, anche debole e poco riconosciuta, non vuol dire lasciar perdere e rinunciare. Maria ci insegna che il vero protagonismo consiste nell’entrare consapevolmente in un progetto di amore più grande di noi collaborando con Dio che non cessa, fedele alla sua promessa, di ricolmare di beni gli affamati e di rimandare a mani vuote i ricchi. Ma non è possibile un vero protagonismo, un cambiamento radicale della vita, dischiudersi a nuove opportunità di speranza, senza la capacità di apertura agli altri e al servizio fraterno. Quali sono gli impegni che nella nostra vita ci aprono alla novità dell’incontro e del servizio ai fratelli?
4. Il serbare nel cuore, meditandole, le cose importanti della vita, l’accorgersi delle necessità degli altri, lo stare ai piedi della croce di chi soffre è lo stile di Colei che ha ascoltato la parola del Signore, ha risposto con generosità alla sua chiamata, ha accettato la proposta che le era rivolta, per cui ancora oggi tutti la chiamano beata. La vera beatitudine della nostra vita, il successo autentico risiede nella capacità di capire a fondo la vita, nel condividere con gli altri, nel collaborare con Dio al suo disegno di amore. Come il mio progetto di vita risponde a questa proposta?

6. - Preghiamo insieme
Lc 1, 68-79
“L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre”.


Schede
Ecco i titoli delle schede che compongono il sussidio di Mons. Bregantini.

  1. Il giardino da custodire (Gen 2,1-20)
  2. Dalla gelosia che uccide al perdono che salva (Gen. 37-45)
  3. Spigolare con tenacia e dignità (Rut)
  4. Contro la prepotenza, parole di fuoco (1 Re 21)
  5. Il fascino di una bottega artigiana (Mc 6, 3 e Lc 2, 51-52)
  6. Maria alla fontana... (Lc 1, 26-38)
  7. Camminare a testa alta, liberi dal male ( Lc 13, 10-17)
  8. Pane spezzato, lavoro per tutti (Mc 6, 30-44)
  9. Ho lavorato con queste mie mani (At 20-34)
  10. Il tuo sogno si realizza (Ap. 21, 1-8)


Sussidi dei giovani lavoratori
Le mani del giovane
Il cuore di Cristo

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  • Prefazione
  • Introduzione: "C'era una volta una chiave d'oro..."
  • Schede 1-10
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