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Coordinatore
Sig. Sergio Principe
IL PROGETTO POLICORO
Il futuro del Progetto Policoro
Siamo alla fine di una prima fase di grande
coinvolgimento di molte regioni, di molte forze e di molte risorse. Siamo
partiti con corsi di formazione abbastanza direzionati, tenuti dall'allora IG
(ora Sviluppo Italia) e preceduti o seguiti da incontri più informali, chiamati
di primo livello, ma non meno utili e significativi, tenuti dalle associazioni
di formazione (Cenasca-Cisl, Confcooperative e altri…).
Quali elementi strutturali sono andati definendosi sempre meglio in questo tempo
nel progetto Policoro?
1. La collaborazione tra le tre pastorali (Giovani, Lavoro, Caritas) sia alla
CEI che nelle regioni e nelle diocesi. È una collaborazione sempre da
riformulare, da approfondire, da allargare. La strada seguita sembra abbastanza
buona.
2. La formazione di una filiera delle associazioni di formazione (Cenasca-Cisl,
Confcooperative, Banca etica, Acli, Economia di comunione, Coldiretti,
Volontariato Senior…). È un pool di lavoro ben avviato e affiatato, sia al
centro che nelle regioni. Il salto di qualità che sta facendo (cfr. in Abruzzo)
è di assumersi la responsabilità della conduzione dei corsi fondamentali che
hanno dato inizio strutturato al Progetto Policoro.
3. La formazione di una filiera di associazioni di evangelizzazione (Gioc,
Giovani delle Acli, Mlac, Gifra, Agesci). È una convergenza che si è assunta
soprattutto il compito di progettare i corsi per l'evangelizzazione, non ancora
conclusi in tutte le regioni, ma ben avviati e positivi.
4. La configurazione sempre più definita di una figura di laico, l'animatore di
comunità, che si sta inserendo progettualmente in alcune diocesi anche grazie a
borse lavoro procurate dall'interessamento degli uffici di pastorale nazionali.
5. La costituzione di un coordinamento regionale fatto da: i tre incaricati
delle pastorali a livello regionale, i membri o rappresentanti delle filiere, un
animatore di comunità. Non è un coordinamento efficiente e completo ovunque,
ma ci si sta sforzando di crescere.
6. L'attivazione di rapporti di reciprocità tra diocesi del Sud e diocesi del
Nord, con esperienze non sempre ben riuscite e altre invece ben fatte (cfr.
Sicilia-Piemonte).
Oggi siamo chiamati ad affrontare il futuro del Progetto Policoro e a prendere
alcune decisioni importanti. La sede di questo incontro dei coordinamenti
regionali e quella di base che terremo a Policoro il 14 dicembre sono le più
adatte per definire al meglio i prossimi passi.
1. Il coordinamento regionale
Abbiamo iniziato senza eccessivi formalismi, coinvolgendo gli incaricati
regionali delle tre pastorali e abbiamo voluto non creare macchine complicate
per operare con più agilità e soprattutto con passione. Oggi, però abbiamo
visto che, pur mantenendo il massimo di semplicità formale, il coordinamento
regionale è la realtà propulsiva di tutto il progetto soprattutto a livello
locale. Pertanto già dall'ultimo incontro di Policoro del giugno scorso abbiamo
proposto a tutti di costituirlo nei suoi membri essenziali:
Gli incaricati regionali delle tre pastorali. Può essere anche un altro, purché
sia rappresentativo ufficialmente della pastorale regionale, partecipi agli
incontri della pastorale specifica in regione e ai coordinamenti del progetto
Policoro. Sia insomma autorevole, accreditato e informato.
I rappresentanti delle due filiere. Questo esige che vengano investiti del ruolo
in regione i responsabili delle varie associazioni. Al coordinamento è bene che
partecipino i responsabili di tutte le associazioni, anche se, perché le
riunioni siano agili, è sufficiente che ce ne sia qualcuno che poi si incarica
di comunicare con tutti gli altri.Il rappresentante degli animatori di comunità.
Al riguardo occorre che in ogni regione gli animatori di comunità se lo
scelgano più presto possibile. A Policoro il 14 dicembre si potrebbe provvedere
alla scelta se già non è stata fatta.
La responsabilità del coordinamento della regione viene affidata all'incaricato
della pastorale sociale e del lavoro, come primus inter pares, nel senso che
deve darsi da fare per le convocazioni e che deve avere il massimo di accordo
con gli altri. Se qualche regione decide diversamente in base alle disponibilità
di tempo e facilità di spostamento deve essere di comune accordo. L'animatore
di comunità può svolgere un buon lavoro di segreteria.
La vitalizzazione dei coordinamenti regionali è assolutamente necessaria anche
per il reperimento di risorse economiche e di persone.
2. I corsi di evangelizzazione
Sono in alcune regioni alla conclusione (Calabria, Campania e Sicilia). È
necessario fare una valutazione e prevedere la continuazione almeno per un'altra
terna.
Proposta:
Individuare una zona pastorale o città o grande parrocchia in ciascuna regione
in cui offrire una sorta di missione popolare per i giovani, con particolare
attenzione ai disoccupati e ai giovani con cattivi lavori.
Il corso allora ha luogo in questa zona con una fase di progettazione in loco
molto precisa:
Rilevamento diretto della situazione, conoscenza delle strutture ecclesiali e
sociali, conoscenza dei giovani, dei luoghi di aggregazione, della mentalità.
Individuazione di contenuti da offrire.
Studio delle modalità "missionarie" da attuare (programmi, tempi,
risorse di persone ed economiche…).
Attuazione della missione di cui si incaricano solo quelli che del corso hanno
la possibilità di impegnarsi. Gli altri partecipano alla preparazione durante
il corso.
Perché questa proposta?
Da alcune brevi revisioni che si sono fatte, per esempio in Campania, si coglie
la necessità di offrire a questi giovani delle esperienze concrete con cui
misurarsi. Questa potrebbe essere una, in attesa che poi nell'ambiente in cui si
vive questi corsisti riescano a lavorare a una qualsiasi forma di aggregazione e
coinvolgimento dei giovani disoccupati. Attualmente per i corsi che abbiamo
fatto non sono sufficientemente attrezzati.La filiera dell'evangelizzazione si
attiva per progettare questa seconda fase.
3. I corsi di formazione
La continuazione dei corsi di formazione per gli animatori di comunità, sia di
aggiornamento, sia per far continuare a crescere nuovi animatori di comunità.
L'esperienza fatta è positiva, non possiamo solo aggiornare quelli che sono
animatori da alcuni anni.
Ciò esige che si riproponga rinnovato il corso formativo che dà il contributo
fondamentale a far nascere tale figura. Ieri era l'IG, oggi si sta tentando in
Abruzzo con la filiera della formazione. In futuro che facciamo? Il corso che si
sta sperimentando in Abruzzo può essere quello fondamentale? Il nuovo Servizio
per l'Imprenditoria Giovanile è ancora disponibile a rimettersi al lavoro.
Come pensare all'aggiornamento degli animatori di comunità? Facciamo dei corsi
in sequenza per ogni regione, inventiamo una sorta di master full time che serve
due o tre regioni? Quali sono i temi dell'aggiornamento?
Va da sé che possono sempre continuare i corsi di primo livello per la
sensibilizzazione popolare, ma è importante prevedere gli elementi portanti del
progetto.
A questo scopo alleghiamo il progetto del corso appena iniziato in Abruzzo,
ancora provvisorio, ma che può essere una buona base di partenza del lavoro
futuro.
4. I rapporti di reciprocità
I rapporti di reciprocità vanno continuati e reimpostati. Al riguardo, la breve
relazione introduttiva di Policoro sarà su questo tema, per il quale non
abbiamo bisogno solo di trovare attività concrete, ma anche di ridefinirne la
portata pastorale e le varie conseguenze che ne derivano per le tre pastorali e
per il progetto intero.
5. Gli animatori di comunità e i centri di servizio diocesani
Con una certa approssimazione si può dire che i centri condotti dagli animatori
della prima annualità sono attualmente un po' in crisi o non hanno più
continuato in maniera strutturata la loro attività come quando avevano la borsa
lavoro. Sono attivi solo per la spontaneità dell'impegno dell'animatore di
comunità. Questo mette in evidenza una carenza di assunzione in carico del
centro da parte della diocesi o delle tre pastorali. È necessario allora:
Fare un censimento dettagliato della situazione.
Attivare una presa di coscienza più precisa da parte della diocesi, rimettendo
in evidenza il referente diocesano dell'animatore di comunità.
Prevedere il futuro degli animatori di comunità alla scadenza delle borse
lavoro ancora in corso.
I rapporti di reciprocità possono essere una molla che riesce ad attivare una
nuova presa di coscienza del progetto a livello diocesano.
6. La filiera delle associazioni di evangelizzazione
La filiera delle associazioni ha bisogno di essere maggiormente sostenuta
soprattutto a livello regionale. Il che significa che occorre in ogni regione
riunirne i responsabili e fare loro la proposta o attraverso i responsabili
nazionali, o attraverso gli assistenti e responsabili regionali. La filiera
delle associazioni di formazione è già meglio avviata ai livelli regionali
anche per poter assumersi il carico dei corsi di formazione futuri.
7. I finanziamenti
Un'ultima nota è riferita ai finanziamenti per il progetto. La Conferenza
Episcopale Italiana farà ancora i suoi interventi progettuali, ma venendo a
mancare il sostegno della IG, occorre attivarsi a livello regionale per trovare
fondi sia per i corsi di formazione, sia per eventuali borse lavoro.
I campi di finanziamento sono:
Un sostegno ai coordinamenti regionali.
I corsi di formazione.
I corsi per l'evangelizzazione.
Le borse lavoro.
I rapporti di reciprocità. |
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