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Coordinatore
Sig. Sergio Principe
IL PROGETTO POLICORO
Cos'è il Progetto Policoro
1. Identità
- Progetto organico della Chiesa italiana che tenta una risposta concreta sul
problema della disoccupazione al sud.
- Policoro, in provincia di Matera, è il luogo del primo incontro nel dicembre
del 1995, subito dopo il 3° Convegno ecclesiale di Palermo.
2. Soggetti promotori
Ufficio per i problemi sociali e il lavoro, Servizio nazionale pastorale
giovanile e Caritas italiana,
convinti che: "Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli
uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure
le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e
nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore" (GS 1).
3. Problema
Disoccupazione giovanile al Sud:
"Non si può non rimanere colpiti da un fatto sconcertante di
proporzioni immense: e cioè che, mentre da una parte cospicue risorse della
natura rimangono inutilizzate, dall'altra esistono schiere di disoccupati e di
sottooccupati" (LE 18).
"Abbiamo udito anche il dolore e la protesta contro… il dramma della
disoccupazione giovanile" (CDCS 22).
4. Icona biblica
At 3,1-10 ~ Pietro e Giovanni, allo storpio che chiedeva l'elemosina alla Porta
bella del Tempio, non hanno da offrire ricchezze materiali, ma il Vangelo che è
Gesù.
La Chiesa, comunità di persone, non offre ai giovani disoccupati delle
ricchezze materiali, ma principalmente annuncia loro ciò che possiede:
"Non possiedo né argento, né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di
Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!".
La ricchezza del Vangelo può veramente cambiare la vita della gente ed
aiutare le persone ad alzarsi dalla strada della rassegnazione, del mendicare
assistenza per camminare lungo sentieri di speranza e sviluppo.
5. Obiettivi
Offrire alle Chiese locali strumenti e opportunità per affrontare il
problema della disoccupazione giovanile in una prospettiva di evangelizzazione e
di promozione umana.
Aiutare le Chiese ad interagire tra di loro con spirito di solidarietà e di
reciprocità.
Stimolare le varie pastorali e le aggregazioni laicali a lavorare "a
rete" in un'ottica di sinergia e di collaborazione reciproca.
6. Linee di intervento
6.1. Sinergia tra pastorali e forze laicali.
Imparare a lavorare insieme secondo un progetto comune e con uno stile di
crescita nella solidarietà, nella comunione e nel rispetto reciproco delle
specificità e competenze.
Costituire un coordinamento, a livello nazionale, regionale e diocesano,
formato dai rappresentanti delle tre pastorali e dalle forze sociali di
ispirazione cristiana.
A livello nazionale, a Roma, si ritrovano regolarmente i Coordinatori
regionali del Progetto e la Filiera delle aggregazioni laicali impegnate
nell'evangelizzazione (Agesci, Gifra, Gioc, Giovani delle Acli, Mlac…) e
quelle operanti nel sociale e nel mondo del lavoro (Confcooperative,
Cenasca-Cisl, Acli, Banca etica, Coldiretti, Sviluppo Italia,
Volontariato-senior...).
Tre volte l'anno, circa, si tiene un incontro tra tutti i collaboratori del
progetto a Policoro (per l'Italia peninsulare); a Pergusa (per la Sicilia); a
Tor Grande (per la Sardegna).
6.2. L'evangelizzazione dei giovani disoccupati o in situazione irregolare di
lavoro.
L'impegno di evangelizzazione aiuta a maturare la consapevolezza che il
cristiano non vive la propria vita come risposta alle emergenze che incontra, ma
come fedeltà al Signore, che chiama ad alzarsi in ogni situazione, a stare in
piedi, confidando sulla sua Parola.
Si tratta di una piena assunzione della propria condizione di vita - anche
quando si rivela difficile e contrariata - nella prospettiva della fede, della
speranza e della carità cristiana.
A tale scopo, i vari coordinamenti regionali organizzano momenti di
formazione (corsi regionali) per animatori della pastorale in grado di
diffondere questa particolare attenzione pastorale nei confronti dei giovani in
cerca di lavoro o con esperienze negative di lavoro.
I corsi regionali seguono uno schema comune caratterizzato da alcuni
contenuti:
- analisi della situazione e la sua lettura in una prospettiva di fede;
- significato e strumenti dell'annuncio evangelico nei contesti di
disoccupazione;
- approfondimento della dimensione missionaria della pastorale giovanile;
- ascolto di esperienze di aggregazioni laicali sull'evangelizzazione di giovani
lavoratori;
- scambio di esperienze e di comunicazioni sul ruolo degli animatori della
pastorale.
6.3. La formazione delle coscienze e della mentalità per una nuova concezione
del lavoro.
Diffondere una nuova mentalità di fronte al lavoro, non solo guidata dai nuovi
scenari mondiali e dalle nuove congiunture, ma anche ispirata ai valori umani e
cristiani della responsabilità personale, della solidarietà e della
cooperazione. I livelli di formazione sperimentati sono tre:
Il primo livello: corso di base per giovani e giovanissimi, per una prima
conoscenza dei cambiamenti in atto e per la maturazione di nuovi atteggiamenti
propositivi di fronte al lavoro e alla sua ricerca.
- Vede particolarmente impegnato il Cenasca e coinvolge i giovani sulle
problematiche del lavoro e della cooperazione.
Il secondo livello: corsi residenziali specifici, volti all'acquisizione di
competenze atte a porre i giovani in condizione di attivarsi, in modi diversi,
per la ricerca e la creazione di lavoro (imprese giovanili, cooperative, stage
formativi...).
- Si impegnano la Confcooperative e le altre forze della Filiera della
formazione per educare i giovani all'imprenditorialità di tipo cooperativo e
per accompagnarli nell'avviamento di nuove cooperative sociali.
Il terzo livello: gli animatori di comunità. Corsi per la formazione dei
formatori, cioè figure di giovani o di adulti che, a livello diocesano, si
adoperino per la crescita di una sensibilità nuova nei confronti del lavoro,
sia sul versante dell'evangelizzazione che della nuova cultura, impegnandosi a
mobilitare tutte le forze disponibili sul territorio.
- Gestiti dalla Società per l'imprenditorialità giovanile e finanziati con il
fondo sociale europeo, si sono realizzati corsi per la preparazione di giovani
in grado di realizzare un'animazione del territorio sia sul piano culturale che
sociale con un'attenzione specifica alla disoccupazione giovanile secondo le
finalità e gli obiettivi del progetto Policoro:
sul piano formativo: corsi di varia natura; collaborazione all'iniziativa IG
Student.
- sul piano dell'informazione: sportelli informativi; accompagnamento al
prestito d'onore.
- sul piano delle iniziative concrete: preparazione avvio di cooperative.
- sul piano dell'evangelizzazione e della sensibilizzazione: incontri sul
territorio e nelle parrocchie.
6.4. I gesti concreti di solidarietà e i rapporti di reciprocità tra le
Chiese.
I gesti concreti di solidarietà riguardano l'impegno delle Chiese particolari a
sostenere, nelle forme più diverse, l'avvio di nuove attività produttive da
parte dei giovani al fine di far crescere quei segni di speranza che vincono la
rassegnazione e lo scoraggiamento.
§ Le iniziative che sono state intraprese sono molteplici e vanno da varie
forme di sostegno economico alla decisione di mettere a disposizione beni di
varia natura (terreni, musei di arte sacra, edifici storici) che, in base alle
leggi vigenti, consentono di fare imprese giovanili con forti agevolazioni e
facilitazioni di investimenti.
§ All'interno di questa progettualità, sollecitati anche da alcune convinzioni
maturate dal Convegno ecclesiale di Palermo, è cresciuta la convinzione
dell'importanza di creare delle opportunità di incontro tra le varie Chiese
italiane, una sorta di rapporti di reciprocità, tra le Chiese di alcune regioni
del Sud con le Chiese di altre regioni del Centro-Nord, secondo questo schema:
Calabria - Triveneto
Campania e Basilicata - Lombardia
Puglia - Emilia Romagna
Abruzzo-Molise - Marche
Sicilia - Piemonte
Sardegna - Toscana.
Si tenta di costruire una rete di reciprocità che permetta di realizzare la
comunicazione e lo scambio di doni tra le Chiese, la cooperazione tra il Nord e
il Sud d'Italia, "in modo che la comunione ecclesiale sia fermento di
solidarietà sociale e di unità nazionale" (CDCS 22).
A semplice titolo esemplificativo si riportano iniziative o proposte che si
possono realizzare:
- scambi di esperienze di pastorale giovanile, di evangelizzazione dei giovani
lavoratori e disoccupati; di obiettori della Caritas.
- accoglienza e ospitalità temporanea di giovani in formazione al lavoro presso
aziende o cooperative del Centro-Nord.
- attivazione dell'associazionismo laicale religioso, affinché rimetta a tema
un'attenzione specifica al problema del lavoro nei suoi diversi aspetti:
educazione al significato e ai valori cristiani, nuova cultura del lavoro, nuove
forme di solidarietà.
- maggior conoscenza tra le Chiese in reciprocità tra di loro, con scambio di
iniziative e di esperienze significative nei vari ambiti della pastorale.
- coinvolgimento delle parti sociali, del sindacato, delle aggregazioni perché
si impegnino a creare rapporti di scambio, di conoscenze, di formazione e forme
di partenariato solidale.
- attivazione dei centri di formazione professionale affinché individuino
opportunità di formazione specifica per giovani in procinto di avviare forme di
lavoro particolari.
- scambi, a vari livelli, tra imprese e cooperative delle varie regioni per
creare una nuova mentalità solidale a fronte del problema della disoccupazione
e per aiutare l'inserimento sul mercato dei beni e dei servizi delle nuove
"attività lavorative giovanili" che sorgono al Sud.
7. Le prospettive del Progetto
A questo punto del percorso emergono, a partire dalle esperienze maturate
insieme, alcune priorità che, fermi restando gli obiettivi di fondo, si
vorrebbero particolarmente sostenere e incrementare anche alla luce della
rivisitazione del documento Chiesa italiana e Mezzogiorno: sviluppo nella
solidarietà.
7.1. Incrementare la mentalità di un lavoro comunitario.
Risulta pertanto essenziale che in ogni realtà diocesana si cerchi di lavorare
insieme, superando difficoltà e resistenze, convinti che con la buona volontà
di tutti è possibile vivere nello spirito evangelico la capacità di aiutare
gli altri "senza farsi troppa strada".
Potrebbe essere interessante riuscire ad organizzare, a livello regionale,
almeno un momento comunitario tra tutte le pastorali e le forze sociali delle
varie diocesi per approfondire le motivazioni e lo stile del progetto Policoro.
7.2. Formare un gruppo di animatori di pastorale giovanile
Si avverte l'esigenza di offrire alle varie regioni interessate un percorso
formativo per animatori di pastorale giovanile attenti ai giovani disoccupati o
in situazione di cattivi lavori: Tre week-end residenziali (da venerdì sera a
domenica) nel corso dell'anno con l'obiettivo di formare animatori per
situazioni "informali" che sappiano coniugare l'annuncio del Vangelo
con le diverse situazioni di vita quotidiana e di ricerca del lavoro a giovani
disoccupati o con lavori neri e precari.
Il percorso verrà seguito in particolare dalla "Filiera delle aggregazioni
laicali per l'evangelizzazione" (Agesci, Gifra, Gioc, Giovani delle Acli,
Mlac) con l'obiettivo di sviluppare il lavoro di sinergia tra le associazioni di
evangelizzazione e con l'intento di rimotivare e far crescere la presenza delle
associazioni laicali giovanili nelle realtà ecclesiali sia come risorsa per la
Chiesa, che per la società civile.
7.3. Curare il coordinamento della formazione
Continuare il coordinamento dei Centri e degli animatori di comunità e con
l'aiuto della Filiera della formazione, guidata dalla Confcooperative,
continuare l'assistenza e il coordinamento dei Centri e degli Animatori di
comunità coinvolgendo i nuovi Centri che verranno aperti e le nuove borse che
verranno stanziate.
7.4. Sensibilizzare ai gesti di solidarietà e offrire opportunità per i gesti
di reciprocità
Per quanto riguarda i gesti di solidarietà si vorrebbe tentare una
sensibilizzazione delle Chiese locali a riguardo dell'opportunità di mettere a
disposizione beni di loro proprietà (in particolare beni culturali) per la
costituzione di imprese giovanili agevolate, senza perderne la proprietà, ma
valorizzandoli ulteriormente. Da questo punto di vista si potrebbe realizzare
una proficua collaborazione con l'Ufficio dei beni culturali ai diversi livelli.
Per quanto concerne i rapporti di reciprocità, oltre a quanto è già stato
scritto e programmato si vorrebbe potenziare l'esperienza di sostegno tramite
tutoraggio tra cooperative del Nord e nascenti cooperative del Sud, secondo il
modello di accordo riportato in nota e con il sostegno economico di alcune
Fondazioni (in parte ancora da ricercare). Tale modalità è stata sperimentata
in modo positivo con i fondi della CEI stanziati per il sostegno di 5 progetti
in aree particolarmente difficili. |
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