Messaggio del Papa per
"Se vuoi coltivare la pace, custodisci il
creato"
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 15 dicembre 2009
(ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo del
Messaggio di Benedetto XVI per la 43ª Giornata Mondiale della Pace, che si
celebrerà il 1° gennaio 2010 sul tema: "Se vuoi coltivare la pace,
custodisci il creato".
* * *
Se vuoi coltivare la pace, custodisci il
creato
2. Nell’ Enciclica Caritas
in veritate ho posto in evidenza che lo sviluppo
umano integrale è strettamente collegato ai doveri derivanti dal rapporto
dell’uomo con l’ambiente naturale, considerato come un dono di Dio a tutti,
il cui uso comporta una comune responsabilità verso l’umanità intera, in special modo verso i poveri e le generazioni future. Ho
notato, inoltre, che quando la natura e, in primo luogo, l’essere umano vengono
considerati semplicemente frutto del caso o del determinismo evolutivo, rischia
di attenuarsi nelle coscienze la consapevolezza della responsabilità.3
Ritenere, invece, il creato come dono di Dio all’umanità ci aiuta a comprendere
la vocazione e il valore dell’uomo. Con il Salmista, pieni di stupore, possiamo infatti proclamare: « Quando vedo i tuoi cieli, opera delle
tue dita, la luna e le stelle che hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di
lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi? »
(Sal 8,4-5). Contemplare la bellezza
del creato è stimolo a riconoscere l’amore del Creatore, quell’Amore che « move il sole e l’altre stelle».4
3. Vent’anni or sono, il Papa Giovanni
Paolo II, dedicando il Messaggio della Giornata Mondiale della Pace al
tema Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato, richiamava
l’attenzione sulla relazione che noi, in quanto creature di Dio, abbiamo con
l’universo che ci circonda. « Si avverte ai nostri giorni – scriveva – la
crescente consapevolezza che la pace mondiale sia minacciata... anche dalla
mancanza del dovuto rispetto per la natura ». E aggiungeva che la coscienza
ecologica « non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi
e maturi, trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete».5
Già altri miei Predecessori avevano fatto riferimento alla relazione esistente
tra l’uomo e l’ambiente. Ad esempio, nel
4. Pur evitando di entrare nel merito di
specifiche soluzioni tecniche,
5. Va, tuttavia, considerato che la crisi
ecologica non può essere valutata separatamente dalle questioni ad essa
collegate, essendo fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla
visione dell’uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato.
Saggio è, pertanto, operare una revisione profonda e lungimirante del
modello di sviluppo, nonché riflettere sul senso dell’economia e dei suoi
fini, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni. Lo esige lo stato di
salute ecologica del pianeta; lo richiede anche e soprattutto la crisi
culturale e morale dell’uomo, i cui sintomi sono da tempo evidenti in ogni
parte del mondo.8 L’umanità ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale;
ha bisogno di riscoprire quei valori che costituiscono il solido
fondamento su cui costruire un futuro migliore per tutti. Le situazioni di
crisi, che attualmente sta attraversando – siano esse di carattere economico,
alimentare, ambientale o sociale –, sono, in fondo, anche crisi morali
collegate tra di loro. Esse obbligano a riprogettare il comune cammino degli
uomini. Obbligano, in particolare, a un modo di vivere improntato alla sobrietà
e alla solidarietà, con nuove regole e forme di impegno, puntando con fiducia e
coraggio sulle esperienze positive compiute e rigettando con decisione quelle
negative. Solo così l’attuale crisi diventa occasione di discernimento e
di nuova progettualità.
6. Non è forse vero che all’origine di quella
che, in senso cosmico, chiamiamo « natura », vi è « un disegno di amore e di
verità »? Il mondo « non è il prodotto di una
qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso... Il mondo trae origine
dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al
suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà».9 Il Libro della Genesi, nelle
sue pagine iniziali, ci riporta al progetto sapiente del cosmo, frutto del
pensiero di Dio, al cui vertice si collocano l’uomo e la donna, creati ad
immagine e somiglianza del Creatore per « riempire la terra » e « dominarla »
come « amministratori » di Dio stesso (cfr Gen
1,28). L’armonia tra il Creatore, l’umanità e il creato, che
7. Purtroppo, si deve constatare che una
moltitudine di persone, in diversi Paesi e regioni del pianeta, sperimenta
crescenti difficoltà a causa della negligenza o del rifiuto, da parte di tanti,
di esercitare un governo responsabile sull’ambiente. Il Concilio Ecumenico
Vaticano II ha ricordato che « Dio ha destinato la terra e tutto quello che
essa contiene all’uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli».14 L’eredità del
creato appartiene, pertanto, all’intera umanità. Invece, l’attuale ritmo di
sfruttamento mette seriamente in pericolo la disponibilità di alcune risorse
naturali non solo per la generazione presente, ma soprattutto per quelle
future.15 Non è difficile allora costatare che il degrado ambientale è spesso
il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del
perseguimento di miopi interessi economici, che si trasformano, purtroppo, in
una seria minaccia per il creato. Per contrastare tale fenomeno, sulla base del
fatto che « ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale
»,16 è anche necessario che l’attività economica
rispetti maggiormente l’ambiente. Quando ci si avvale delle risorse naturali,
occorre preoccuparsi della loro salvaguardia, prevedendone anche i costi – in
termini ambientali e sociali –, da valutare come una voce essenziale degli
stessi costi dell’attività economica. Compete alla comunità internazionale e ai
governi nazionali dare i giusti segnali per contrastare in modo efficace quelle
modalità d’utilizzo dell’ambiente che risultino ad esso dannose. Per proteggere
l’ambiente, per tutelare le risorse e il clima occorre, da una parte, agire nel
rispetto di norme ben definite anche dal punto di vista giuridico ed economico,
e, dall’altra, tenere conto della solidarietà dovuta a quanti abitano le
regioni più povere della terra e alle future generazioni.
8. Sembra infatti
urgente la conquista di una leale solidarietà inter-generazionale. I
costi derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni non possono essere a
carico delle generazioni future: « Eredi delle generazioni
passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi abbiamo
degli obblighi verso tutti e non possiamo disinteressarci di coloro che
verranno dopo di noi ad ingrandire la cerchia della famiglia umana. La
solidarietà universale, ch’è un fatto e per noi un beneficio, è altresì un
dovere. Si tratta di una responsabilità che le generazioni presenti hanno
nei confronti di quelle future, una responsabilità che appartiene anche ai
singoli Stati e alla Comunità internazionale».17 L’uso
delle risorse naturali dovrebbe essere tale che i vantaggi immediati non
comportino conseguenze negative per gli esseri viventi, umani e non umani,
presenti e a venire; che la tutela della proprietà privata non ostacoli la
destinazione universale dei beni;18 che l’intervento dell’uomo non comprometta la
fecondità della terra, per il bene di oggi e per il bene di domani. Oltre ad
una leale solidarietà inter-generazionale, va ribadita l’urgente necessità
morale di una rinnovata solidarietà intra-generazionale,
specialmente nei rapporti tra i Paesi in via di sviluppo e quelli altamente
industrializzati: « la comunità internazionale ha il compito imprescindibile di
trovare le strade istituzionali per disciplinare lo sfruttamento delle risorse
non rinnovabili, con la partecipazione anche dei Paesi poveri, in modo da
pianificare insieme il futuro».19 La crisi ecologica mostra l’urgenza di una
solidarietà che si proietti nello spazio e nel tempo. È
infatti importante riconoscere, fra le cause dell’attuale crisi
ecologica, la responsabilità storica dei Paesi industrializzati. I Paesi meno
sviluppati e, in particolare, quelli emergenti, non sono tuttavia esonerati
dalla propria responsabilità rispetto al creato, perché il dovere di adottare
gradualmente misure e politiche ambientali efficaci appartiene a tutti. Ciò
potrebbe realizzarsi più facilmente se vi fossero calcoli meno interessati
nell’assistenza, nel trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie più
pulite.
9. È indubbio che uno dei principali nodi da
affrontare, da parte della comunità internazionale, è quello
delle risorse energetiche, individuando strategie condivise e sostenibili per
soddisfare i bisogni di energia della presente generazione e di quelle future.
A tale scopo, è necessario che le società tecnologicamente avanzate siano
disposte a favorire comportamenti improntati alla sobrietà, diminuendo il
proprio fabbisogno di energia e migliorando le condizioni del suo utilizzo. Al
tempo stesso, occorre promuovere la ricerca e l’applicazione di energie di
minore impatto ambientale e la « ridistribuzione planetaria delle risorse
energetiche, in modo che anche i Paesi che ne sono privi possano accedervi».20
La crisi ecologica, dunque, offre una storica opportunità per elaborare una
risposta collettiva volta a convertire il modello di sviluppo globale in una
direzione più rispettosa nei confronti del creato e di uno sviluppo umano
integrale, ispirato ai valori propri della carità nella verità. Auspico,
pertanto, l’adozione di un modello di sviluppo fondato sulla centralità
dell’essere umano, sulla promozione e condivisione del bene comune, sulla
responsabilità, sulla consapevolezza del necessario cambiamento degli stili di
vita e sulla prudenza, virtù che indica gli atti da compiere oggi, in
previsione di ciò che può accadere domani.21
10. Per guidare l’umanità verso una gestione
complessivamente sostenibile dell’ambiente e delle risorse del pianeta, l’uomo
è chiamato a impiegare la sua intelligenza nel campo della ricerca scientifica
e tecnologica e nell’applicazione delle scoperte che da questa derivano. La «
nuova solidarietà », che Giovanni Paolo II propose nel Messaggio per
11. Appare sempre più chiaramente che il tema
del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi, gli
stili di vita e i modelli di consumo e di produzione
attualmente dominanti, spesso insostenibili dal punto di vista sociale,
ambientale e finanche economico. Si rende ormai indispensabile un effettivo
cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita «
nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli
altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le
scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti».26 Sempre più si deve
educare a costruire la pace a partire dalle scelte di ampio raggio a livello
personale, familiare, comunitario e politico. Tutti siamo responsabili della
protezione e della cura del creato. Tale responsabilità non conosce
frontiere. Secondo il principio di sussidiarietà, è importante
che ciascuno si impegni al livello che gli corrisponde, operando affinché venga
superata la prevalenza degli interessi particolari. Un ruolo di
sensibilizzazione e di formazione spetta in particolare ai vari soggetti della
società civile e alle Organizzazioni non-governative, che si prodigano con
determinazione e generosità per la diffusione di una responsabilità ecologica,
che dovrebbe essere sempre più ancorata al rispetto dell’ «
ecologia umana ». Occorre, inoltre, richiamare la responsabilità dei media
in tale ambito, proponendo modelli positivi a cui ispirarsi. Occuparsi
dell’ambiente richiede, cioè, una visione larga e globale del mondo; uno sforzo
comune e responsabile per passare da una logica centrata sull’egoistico
interesse nazionalistico ad una visione che abbracci sempre le necessità di
tutti i popoli. Non si può rimanere indifferenti a ciò che accade intorno a
noi, perché il deterioramento di qualsiasi parte del pianeta ricadrebbe su
tutti. Le relazioni tra persone, gruppi sociali e Stati, come quelle tra uomo e
ambiente, sono chiamate ad assumere lo stile del rispetto e della « carità
nella verità ». In tale ampio contesto, è quanto mai auspicabile che trovino
efficacia e corrispondenza gli sforzi della comunità internazionale volti ad
ottenere un progressivo disarmo ed un mondo privo di armi nucleari, la cui sola
presenza minaccia la vita del pianeta e il processo di sviluppo integrale
dell’umanità presente e di quella futura.
12.
13. Non va infine dimenticato il fatto,
altamente indicativo, che tanti trovano tranquillità e pace, si sentono
rinnovati e rinvigoriti quando sono a stretto contatto con la bellezza e
l’armonia della natura. Vi è pertanto una sorta di reciprocità: nel prenderci
cura del creato, noi constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di
noi. D’altra parte, una corretta concezione del rapporto dell’uomo con
l’ambiente non porta ad assolutizzare la natura né a ritenerla più importante
della stessa persona. Se il Magistero della Chiesa esprime perplessità dinanzi
ad una concezione dell’ambiente ispirata all’ecocentrismo
e al biocentrismo, lo fa perché tale concezione elimina la differenza
ontologica e assiologica tra la persona umana e gli
altri esseri viventi. In tal modo, si viene di fatto
ad eliminare l’identità e il ruolo superiore dell’uomo, favorendo una visione egualitaristica della « dignità » di tutti gli esseri
viventi. Si dà adito, così, ad un nuovo panteismo con accenti neopagani che
fanno derivare dalla sola natura, intesa in senso puramente naturalistico, la
salvezza per l’uomo.
14. Se vuoi coltivare la pace,
custodisci il creato. La ricerca della pace da parte di tutti gli uomini di
buona volontà sarà senz’altro facilitata dal comune riconoscimento del rapporto
inscindibile che esiste tra Dio, gli esseri umani e l’intero creato. Illuminati
dalla divina Rivelazione e seguendo
Dal Vaticano, 8 dicembre 2009
BENEDICTUS PP. XVI
_________________________________
1 Catechismo della Chiesa Cattolica,
198.
2 BENEDETTO XVI, Messaggio per
3 Cfr n. 48.
4 DANTE ALIGHIERI, Divina Commedia,
Paradiso, XXXIII, 145.
5 Messaggio per
6 Lett. ap. Octogesima adveniens,
21.
7 Messaggio per
8 Cfr BENEDETTO XVI,
Lett. enc. Caritas in veritate,
32.
9 Catechismo della Chiesa Cattolica, 295.
10 ERACLITO DI EFESO
(
11 Cfr BENEDETTO
XVI, Lett. enc. Caritas in veritate,
48.
12 GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Centesimus annus,
37.
13 Cfr BENEDETTO XVI, Lett. enc. Caritas in veritate,
50.
14
Cost. Past. Gaudium et
spes, 69.
15 Cfr GIOVANNI
PAOLO II, Lett. enc. Sollicitudo
rei socialis, 34.
16 BENEDETTO XVI, Lett. enc.
Caritas in veritate, 37.
17 PONTIFICIO CONSIGLIO
DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della Dottrina Sociale della
Chiesa, 467; cfr PAOLO VI, Lett. enc. Populorum progressio, 17.
18 Cfr GIOVANNI
PAOLO II, Lett. enc. Centesimus
annus, 30-31.43.
19 BENEDETTO XVI, Lett. enc.
Caritas in veritate, 49.
20 Ibid.
21
Cfr SAN TOMMASO D’AQUINO, S. Th., II-II, q. 49,5.
22 Cfr n. 9.
23 Cfr n. 8.
24 PAOLO VI, Lett. enc. Populorum progressio, 43.
25 Lett. enc. Caritas
in veritate, 69.
26 GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Centesimus annus, 36.
27 BENEDETTO XVI, Lett. enc.
Caritas in veritate, 51.
28 Cfr ibid.,
15.51.
29 Cfr ibid.,
28.51.61: GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Centesimus annus,
38.39.
30 Cfr BENEDETTO
XVI, Lett. enc. Caritas in veritate,
70.
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