Eutanasia < dal greco “eu”
(bene, dolce) e “thànatos” (morte)
Forme di eutanasia:
v Attiva:
intervento diretto e intenzionalmente programmato per mettere fine con mezzi
non dolorosi ad una persona affetta da una malattia a prognosi certamente
infausta e generalmente in fase terminale, che si accompagna a gravi
sofferenze.
v Passiva:
si causa la morte indirettamente, attraverso l’omissione di soccorso dovuto,
astenendosi dal somministrare al malato i mezzi clinici necessari per mantenerlo
in vita.
Documenti del Magistero della
Chiesa:
Definizione di eutanasia:Per eutanasia in senso vero e proprio si deve
intendere un’azione o un’omissione che di natura sua e nelle intenzioni procura la morte, allo scopo di eliminare
ogni dolore. L’eutanasia si situa, dunque, al livello delle intenzioni e dei
metodi usati.
(Evangelium Vitae, 65)
Per eutanasia s’intende un’azione o un’omissione che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore. L’eutanasia si situa, dunque, al livello delle intenzioni e dei metodi usati.
(Iura et Bona, II)
Condanna dell’eutanasia
…In conformità con il Magistero
dei miei Predecessori e in comunione con
i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l’eutanasia è una grave
violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente
inaccettabile di una persona umana. Tale dottrina è fondata sulla legge
naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della
Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale. Una tale pratica
comporta, a seconda delle circostanze, la malizia propria del suicidio o
dell’omicidio.
(Evangelium Vitae, 65)
Ora, è necessario ribadire con
tutta fermezza che niente e nessuno può autorizzare l’uccisione di un essere
umano innocente, feto o embrione che sia, bambino o adulto, vecchio, ammalato
incurabile o agonizzante. Nessuno, inoltre, può richiedere questo gesto omicida
per se stesso o per un altro affidato alla sua responsabilità, né può
acconsentirvi esplicitamente o implicitamente. Nessuna autorità può
legittimamente imporlo né permetterlo. Si tratta, infatti, di una violazione
della legge divina, di una offesa alla dignità della persona umana, di un
crimine contro la vita, di un attentato contro l’umanità.
(Iura et Bona, II)
Indicazioni del Magistero
A) Diritto della persona alla morte:
non diritto di procurarsi o farsi
procurare la morte
ma diritto a morire con dignità
umana e cristiana e in tutta serenità
B) Uso proporzionato dei mezzi terapeutici
Mezzi ordinari e straordinari
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MEZZI ORDINARI |
MEZZI STRAORDINARI |
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Beneficio al paziente |
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Senza eccessiva spesa |
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Senza eccessivo dolore |
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Senza eccessivo scomodo |
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C) Relatività di questa divisione e
soluzione del Magistero
Si dovrà però,
in tutte le circostanze, ricorrere ad ogni rimedio possibile? Finora i
moralisti rispondevano che non si è mai obbligati all’uso dei
mezzi “straordinari”. Oggi però tale risposta, sempre valida in linea di
principio, può forse sembrare meno chiara, sia per l’imprecisione del termine
che per i rapidi progressi della terapia.
(Iura et Bona,
IV)
D)
Principio di “proporzionalità delle cure”
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MEZZI PROPORZIONATI |
MEZZI SPROPORZIONATI |
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a) obiettivi della terapia b) compliance del paziente alla terapia, - soglia limite di tolleranza e/o di sop-portazione - patrimonio di valori ed ideali - impatto emotivo con la terapia - valore
dato al beneficio stesso. |
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In ogni caso, si potranno valutare bene i mezzi mettendo a
confronto il tipo di terapia, il grado di difficoltà e di rischio che comporta,
le spese necessarie e le possibilità di applicazione, con il risultato che ci
si può aspettare, tenuto conto delle condizioni dell’ammalato e delle sue forze
fisiche e morali.
(Iura et Bona, IV)
Tuttavia
il Magistero precisa che:
1) in mancanza di altri rimedi, con il consenso dell’ammalato, si può ricorrere a mezzi sperimentali;
2) se i risultati di tale applicazione non corrispondono alle speranze effettive, è lecito interrompere tali mezzi;
3) è sempre lecito accontentarsi dei mezzi normali che la medicina mette a disposizione;
4) se, nonostante i mezzi usati, la morte è inevitabile, si possono interrompere i mezzi straordinari, cioè quelli che procurano un penoso allungamento della vita, cioè si può rifiutare il cosiddetto “accanimento terapeutico”, senza tuttavia rinunciare alle cure normali dovute al paziente in tali casi.
(Evangelium Vitae 65; Iura et Bona IV)
In sintesi:
Obbligo di effettuare tutte le cure normali (alimentazione, idratazione, trasfusioni di sangue, iniezioni)
L’alimentazione e l’idratazione, anche artificialmente amministrate, rientrano tra le cure normali dovute sempre all’ammalato quando non risultino gravose per lui: la loro indebita sospensione può avere il significato di vera e propria eutanasia.
(Carta degli Operatori Sanitari, 120)
Liceità delle cure proporzionate: quelle in cui c’è una debita proporzione tra i mezzi impiegati e il fine perseguito.
Non sussiste obbligo per quelle sproporzionate.
Complessità delle decisioni e delle situazioni
In molti casi
la complessità delle situazioni può essere tale da far sorgere dei dubbi sul
modo di applicare i principi della morale. Prendere delle decisioni spetterà in
ultima analisi alla coscienza del malato o delle persone qualificate per
parlare a nome suo, oppure anche dei medici, alla luce degli obblighi morali e
dei diversi aspetti del caso.
(Iura et Bona, IV)
L’uso
degli analgesici
Secondo la dottrina cristiana, però il dolore, soprattutto quello degli ultimi momenti di vita, assume un significato particolare nel piano salvifico di Dio; è infatti una partecipazione alla passione di Cristo ed è unione al sacrificio redentore…non deve dunque meravigliare se alcuni cristiani desiderano moderare l’uso degli analgesici, per accettare volontariamente almeno una parte delle loro sofferenze e associarsi così in maniera cosciente alle sofferenze del Cristo crocifisso. Non sarebbe, tuttavia, prudente, imporre come norma generale un determinato comportamento eroico. Al contrario la prudenza umana e cristiana suggerisce per la maggior parte degli ammalati l’uso dei medicinali che siano atti lenire o a sopprimere il dolore.”
(Evangelium Vitae 65; Iura et Bona III)
È lecito l’uso degli analgesici, anche quando ciò può provocare un rischio di abbreviare la vita, a condizione che non ci sia altro mezzo per alleviare il dolore.
È lecito l’uso degli analgesici che tolgono l’uso della coscienza, a condizione che il paziente abbia avuto il tempo di adempiere i suoi doveri religiosi e morali verso se stesso, la famiglia e la società.
Non è lecito “privare
il moribondo della coscienza di sé senza grave motivo”.
(Pio XII, “Risposta ai quesiti del IX Congresso della Società Italiana di Anestesiologia”, 24.2.1957)
Messaggio conclusivo del Concilio
Vaticano II, diretto alle persone sofferenti:
Il
Concilio sente sopra di sé i vostri occhi imploranti, accesi dalla febbre o
spenti dalla fatica, sguardi che interrogano, che cercano invano il perché
della sofferenza umana e che domandano ansiosamente quando e da dove verrà il
conforto…Fratelli carissimi, noi sentiamo risuonare profondamente nei nostri
cuori di Padri e di Pastori i vostri gemiti e i vostri pianti. E la nostra pena
si accresce al pensiero che non è in nostro potere di apportarvi la salute
corporale, né di diminuire i vostri dolori fisici, che medici, infermieri e
tutti coloro che si consacrano ai malati si sforzano di alleviare facendo del
loro meglio. Ma noi abbiamo qualcosa di più profondo, di più prezioso da darvi:
la sola verità capace di rispondere al mistero della sofferenza e di apportarvi
un sollievo senza illusione: la fede e l’unione all’uomo dei dolori, al
Cristo…[egli] non ha abolito la sofferenza e non ci ha voluto neppure
interamente svelare il mistero: l’ha presa su di lui e ciò è sufficiente perché
noi ne comprendiamo tutto il prezzo. Oh, voi tutti che sentite più gravemente
il peso della croce, voi che siete poveri ed abbandonati, voi che piangete, voi
che siete gli sconosciuti del dolore, riprendete coraggio: voi siete i
preferiti del regno di Dio, il regno della speranza, della bontà e della vita;
voi siete i fratelli del Cristo sofferente; e con Lui, se lo volete, salvate il
mondo…sappiate che non siete soli, né separati, né abbandonati, né inutili: voi
siete chiamati da Cristo, voi siete la sua vivente e trasparente immagine.